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 1861  luglio 28 calendario

Metro, chilo, litro. La legge unifica le unità di misura

Varata la prima legge sui pesi e le misure del nuovo stato italiano. Prevede «uffici di verificazione incaricati di mantenere la costante uniformità dei pesi e delle misure in uso e in commercio con i campioni prototipi» (leggi qui la storia della legislazione su pesi e misure) • «Il 15 settembre 1859 un decreto regio, poi esteso a tutte le altre annessioni, aveva reso vincolante l’uso del metro in Lombardia. Nelle regioni meridionali verrà posticipato al 1863. Iniziava un complesso processo organizzativo, spia del centralismo che avrebbe plasmato le istituzioni dello stato unitario. I modelli originali del metro vengono chiusi nelle casseforti dell’Archivio centrale di Torino. I verificatori delle copie erano di stretta nomina ministeriale. Le loro ispezioni venivano preannunciate da manifesti e tamburini, che invitavano i commercianti a recarsi nella sede della Direzione metrica municipale con i regoli di legno e le stadere in spalla. Uno a uno, il verificatore esaminava gli strumenti. Se combaciavano col suo campione, li punzonava con un marchio in ferro. Se non combaciavano, comminava multe salate. A fine giornata, discuteva col sindaco di eventuali misure correttive. Ma fin dal 1861, con migliaia di circolari ministeriali spedite in ogni angolo del paese, il governo aveva cercato di adattare il metro ai contesti locali. Nel mezzogiorno, dove era più forte l’ostilità nei confronti dei verificatori, ai parroci veniva chiesto di insegnare il sistema metrico addirittura durante le prediche e i corsi di catechismo. Dure sanzioni, invece, erano previste per i comuni che si rifiutavano di eliminare le vecchie misure. Il metro, in conclusione, rimaneva ancora un oggetto misterioso: una barra opaca che aveva bisogno di un delegato governativo per essere autenticata» (Michele Magno, Il Foglio 06/09/2014) • «All’epoca i “no metro” erano per esempio i la­tifondisti, i quali temevano che – misurando con troppa precisione le terre – avrebbero do­vuto pagare più tasse catastali. Erano gli in­dustriali, preoccupati che l’uniformità metro­logica avrebbe reso più facile comparare i pro­dotti e dunque li avrebbe privati di certi mo­nopolii. Erano però anche gli scrittori roman­tici, che si opponevano alla matematizzazio­ne del mondo (per Goethe l’arte era l’opposto dei tecnicismi da ragionieri “che misurano in­vece che sentire”). Erano ancora tanti gover­nanti, timorosi di perdere consenso appog­giando una riforma che almeno all’inizio a­vrebbe messo in difficoltà i commercianti e in genere i sudditi (Cavour stesso, pur favorevo­le al metro, proponeva di introdurlo gradual­mente e solo in città, perché nelle campagne temeva la rivolta popolare...). Erano pure mol­ti risorgimentali, riottosi a portarsi in casa uno strumento “straniero”, inventato dai francesi e importato dal Napoleone più imperiale» (Roberto Beretta. Leggi qui tutto l’articolo).