22 agosto 1861
Represso tentativo di rivolta nel carcere di Fenestrelle
I soldati napoletani detenuti in Fenestrelle tentano una rivolta, ma scoperti sono severamente puniti. Ai rivoltosi viene anche sequestrata una bandiera borbonica (leggi qui l’articolo di Gigi Di Fiore) • «Lo hanno ideato 260 ex militari borbonici. Presi prigionieri nel Mezzogiorno, erano stati inviati «in osservazione» nella fortezza. Non si trovavano in regime di stretta detenzione poiché non parevano ostili a Vittorio Emanuele II. Le autorità militari li sottoponevano ad «addestramento disarmato», per indurli ad arruolarsi nell’esercito italiano, come avevano già fatto altri ex borbonici, poi chiamati a prestare servizio nel presidio di Fenestrelle. Ma è proprio questa situazione che ha suscitato l’idea di organizzare una beffa militare ai Piemontesi. Il piano dei 260 congiurati prevedeva di agire alle 18 di sera. A quell’ora gli ufficiali del presidio sono a mensa e i soldati in libera uscita. Gli insorti, divisi in quattro squadre, avrebbero svuotato l’armeria, attaccato il comando, occupato l’ingresso della fortezza e i suoi punti strategici. Una volta issata la loro bandiera e preso il denaro custodito nelle casseforti, sarebbero fuggiti, per darsi alla guerriglia. Li ha traditi però una lettera, inviata da un soldato napoletano, ostile alla sommossa (Maurizio Lupo, La Stampa 22/8/2011, riferendo un servizio dell’Eco delle Alpi Cozie) • «Il tentativo fu sventato e ebbe come conseguenza l’inasprimento delle pene, palle al piede da 16 chili, ceppi e catene. Vennero smontati i vetri e gli infissi per rieducare con il freddo i segregati» (L’Indipendente 23/1/2005) • La Civiltà Cattolica: «In Italia, o meglio negli Stati sardi esiste proprio la tratta dei Napoletani. Ho visto giungere bastimenti carichi di quegli infelici, laceri, affamati, piangenti; e sbarcati, vennero distesi sulla pubblica strada come cosa da mercato. Per vincere la resistenza dei prigionieri di guerra, già trasportati in Piemonte e Lombardia, si ebbe ricorso ad un espediente crudele e disumano, che fa fremere. Quei meschinelli, appena coperti da cenci di tela, rifiniti di fame perché tenuti a mezza razione con cattivo pane ed acqua e una sozza broda, furono fatti scortare nelle gelide casematte di Finestrelle e d’altri luoghi posti nei più aspri luoghi delle Alpi. Uomini nati e cresciuti in clima sì caldo e dolce, come quello delle Due Sicilie, eccoli gittati, peggio che non si fa coi negri schiavi, a spasimar di fame e di stento tra le ghiacciaie! E ciò perché fedeli al loro giuramento militare ed al legittimo Re! [...] Quasi tutti i prigionieri sono unanimi a dichiarare che furono derubati ed insultati in ogni paese, e non pure dalla marmaglia delle popolazioni, ma ben’anco dagli ufficiali e soldati del Piemonte»