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 1861  agosto 14 calendario

Il massacro di Pontelandolfo nel diario di un soldato valtellinese

«Al mattino del mercoledì, giorno 14, riceviamo l’ordine superiore di entrare nel comune di Pontelandolfo, fucilare gli abitanti, meno i figli, le donne e gli infermi, ed incendiarlo. Difatti un pò prima di arrivare al paese incontrammo i briganti attaccandoli, ed in breve i briganti correvano davanti a noi. Entrammo nel paese: subito abbiamo incominciato a fucilare i preti ed uomini, quanti capitava, indi il soldato saccheggiava, ed infine abbiamo dato l’ incendio al paese, abitato da circa 4.500 abitanti». «Quale desolazione!», ricorda il bersagliere con raccapriccio: «Non si poteva stare d’intorno per il gran calore, e quale rumore facevano quei poveri diavoli che la sorte era di morire abbrustoliti, e chi sotto le rovine delle case. Noi invece durante l’ incendio avevamo di tutto: pollastri, pane, vino e capponi, niente mancava, ma che fare? Non si poteva mangiare per la gran stanchezza della marcia di 13 ore: quattordicesima tappa. Fu successo tutto questo in seguito a diverse barbarie commesse dal paese di Pontelandolfo: sentirete, un nido di briganti...» (dal diario del filatore di seta valtellinese Carlo Margolfo, soldato nel Mezzogiorno agli ordini del vicentino Pier Eleonoro Negri, inviati da Cialdini a Pontelandolfo per vendicare l’uccisione di 40 soldati italiani. Leggi qui, sul massacro di Pontelandolfo, l’articolo di Rizzo e Stella) • Tra i cadaveri, c’era quello di una ragazzina, Concetta Bondi, che, come avrebbe scritto nel 1919 Nicolina Vallillo, «per non essere preda di quegli assalitori inumani, andò a nascondersi in cantina, dietro alcune botti di vino. Sorpresa, svenne, e la mano assassina colpì a morte il delicato fiore, mentre il vino usciva dalle botti spillate, confondendosi col sangue».