2 giugno 1861
Una donna ha avvelenato Cavour?
«Tra due ore avrò lasciata Torino. Il mio compito è finito. Tutto andò felicemente. Per la città si conosce l’indisposizione del conte Cavour. Nessuno dubita. La prudenza non mi abbandonò un solo istante. Fra quattro o cinque giorni sarà affar finito. Raggiungo il suolo francese lieta e soddisfatta d’avere obbedito l’imperatore, reso un servizio alla mia patria. Lo saranno del pari gli altri...? Torino, 2 giugno, 1861. N.N». (Dal libretto Cavour avvelenato da Napoleone III dal sottotitolo, si noti bene, Documenti storici di un ingrato, pubblicato anonimo presso l’editore Domenico Cena di Torino nell’anno di grazia 1871. Il volumetto da noi reperito risulta essere la quarta edizione di una precedente stampa del 1870 effettuata presso la tipografia Bandiera dello Studente di Torino. […] La tesi dell’avvelenamento, suffragata da tre documenti «storici», contrasta con tutta la tradizione storiografica italiota. Mai è stata infatti divulgata la tesi del Cavour ucciso, o meglio fatto avvelenare, da Napoleone III tramite “una giovane donna, d’un viso piacevole” moglie di un commissario di polizia (forse di Parigi), la quale, in cambio di un sostanzioso premio (500.000 lire), si sarebbe prestata allo “scellerato progetto”. Costei si porta a Torino, riesce a diventare intrinseca dell’amante del Cavour, una certa Bianca Ronzani, bellissima valchiria prussiana separata dal marito, impresario teatrale fallito, del quale aveva assunto il cognome. Informatasi con molta cautela delle abitudini del Cavour, l’agente segreto in gonnella riesce - secondo l’Ingrato - a dare pratica attuazione al piano diabolico. In un momento di distrazione della Ronzani, intrise di veleno la “tazza di porcellana bianca filettata in oro” da cui il ministro piemontese sorbiva il suo caffè. “Cavour bevve, bevve... e non s’accorse che egli, col caffè, succhiava la morte” che lo rapì cinque giorni dopo (http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/cavour4.htm)