18 settembre 1861
Ragionamenti intorno agli incendi, in Torino e a Istanbul, alle troppe case di legno, al mezzo milione di zolfanelli fosforici che s’accendono in città ogni giorno ecc.
Il Baruffi (G.F.), recensendo sulla Gazzetta opere varie del cav. Francesco Del Giudice, direttore del corpo degli artigiani pompieri in Napoli, ricorda che «fu detto da taluno che le città sono le voragini del genere umano». Egli era lontano da Torino «quando nella notte tristissima del 28 passato agosto scoppiò in via Po l’incendio che riempì di lutto tante buone famiglie torinesi». Però «essendomi trovato imprigionato per parecchie ore mortali nel centro stesso del grande incendio che distrusse in Costantinopoli il quartiere di Pera detto Balouk-Bazar nell’autunno dell’anno 1847, inorridisco al solo ripensare a sì spavenetevoli catastrofi. Ma l’Oriente è la sede degl’incendi: la sola gran metropoli dell’impero turco contava ancora in media quattro incendi per giorno nell’anno 1847! Quindi si dice che i chiodi delle case di Costantinopoli sono d’oro, accennandosi così alle tante spese volute dalla continua ricostruzione degli edifizi in legno che formano la sterminata Stamboul […] In parecchie città del Settentrione abbiamo veduto più volte sempre pronti immensi tini ripieni d’acqua ed una gran quantità di secchie in cuoio appese lì presso, e sono tuttora in piedi guardie notturne nelle vie e nelle torri, al doppio scopo d’impedire i furti e d’impedire e di tenere i cittadini all’erta pel fuoco. Mercè il telegrafo elettrico, che comunica coi varii quartieri dei pompieri, gli aiuti sono istantanei e sicuri». Elogio di Parigi dove «oggi si vanno edificando in modo da rendere più rari gl’incendi o più facili a spegnersi, benché l’interno delle case sia tutto in gran parte in legno». «Son noti i varii metodi per rendere il legno quasi incombustibile, e si sa che nel Belgio si erano fabbricate a prezzi discreti intiere case portatili tutte in ferro. D’altra parte poi l’uso crescente del fumare, la prodigiosa quantità di zolfanelli fosforici che si accende giornalmente (la sola Torino consumandone forse un mezzo milione per giorno) non essendo ancora generale l’uso dei fosfori amorfi i quali non s’accendono che su una carta speciale, l’incuria deplorable di molti nel trascurare i pericoli del fuoco, l’abitudine pericolosa di tenere in parecchi cortilhji balconi ingombri di combustibili d’ogni maniera […] ci trasportano col pensiero e col desiderio ai soppressi rivi (Doire) delle vie di Torino, alle molte precauzioni dei nostri buoni padri e perfino al suono della campana di notte che avvisava gli abitanti di badare al fuoco». Il Baruffi raccomanda l’amministrazione superiore e la comunale di pensare ai mezzi preventivi oltre che a quelli repressivi (Gazzetta ufficiale del Regno).