4 agosto 1861
Giornata di fuoco nel Sud, stupri, assassinii e altre violenze
È una domenica di fuoco nel Mezzogiorno. A Napoli «violente dimostrazioni» contro i giornali filo borbonici distruggono le tipografie dei periodici «l’Araldo», «Stampa Meridionale» e «Corriere Meridionale». Fanno seguito agli assalti già avvenuti ai «giornali reazionari Settimana, Gazzetta del mezzodì, Unità Cattolica, Araldo e Flavio Gioia». Tutti accusati di «fomentare odi ad arte» e di «dare sostegno al deposto Re Francesco II di Napoli». Nelle stesse ore vengono scarcerati, con l’intimazione di «rientrare nella patria loro», gli svizzeri detenuti nelle carceri napoletane perché militavano nel disciolto esercito borbonico. Dovranno andarsene «entro le prossime 24 ore». Alcune centinaia di insorti in uniforme borbonica invadono in Molise il paese di San Paolo, dove innalzano sul Municipio la bandiera del Regno delle Due Sicilie. Uccidono il sindaco liberale Antonio Capra, violentano sua moglie, ammazzano l’arciprete Giovanni Rogati e «bruciano vivo certo Giuseppe Cavarone». Sommosse si segnalano nella zona di Benevento. Armati assaltano i depositi della Guardia Nazionale e si impossessano di fucili. Fuochi accesi sui monti circostanti il comune di Pontelandolfo rivelano la presenza di bande di ribelli. Il locale presidio militare, comandato dal colonnello De Marco, organizza una colonna di carri per mettere in salvo il sindaco Melchiorre e i liberali locali (Maurizio Lupo, La Stampa 4/8/2011).