Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1861  luglio 08 calendario

A Montefalcione e Montemiletto il popolo massacra i soldati sabaudi

La resistenza filo borbonica al Regno d’Italia tenta di riprendersi nella provincia di Avellino, nei comuni di Montefalcione e Montemiletto. Qui la popolazione è insorta contro l’occupazione sabauda, affiancata da ex militari di Re Francesco II di Napoli. Hanno imposto ai sindaci di ammainare i tricolori e di restituire il potere. Un modesto contingente di truppe italiane, accorso per sedare la rivolta a Montefalcone, è stato messo in fuga. Stanotte è stato costretto a barricarsi nel palazzo del sindaco di Montemiletto, Michele Fierimonte. Con lui si trovano cinque soldati sabaudi e 13 militi della Guardia Nazionale, comandati dal capitano Pellegrino Fina. Difendono alcuni civili, confortati dall’arciprete Domenico Leone. Quattrocento insorti in breve circondano la casa e intimano a Fierimonte di arrendersi. Al suo rifiuto gli insorti incendiano il portone dell’abitazione e vi fanno irruzione. Gli assediati tentano invano una sortita. Sono respinti dai rivoltosi, che ammazzano chiunque catturino, ragazzi e donne compresi. Fierimonte è ucciso a colpi d’ascia. Il capitano Fina è dato in pasto ai cani. L’arciprete Leone è giustiziato. I militari che infine si arrendono vengono condotti al cimitero, dove sono fucilati. L’eccidio induce il Governo di Torino a reagire con fermezza. Il Re affiderà il comando con pieni poteri al generale Cialdini, ufficiale duro e determinato (Maurizio Lupo, 8/7/2011).