15 dicembre 1861
Fucilato il generale José Borjes
Ventiquattro mercenari speravano di riconquistare il Regno di Napoli per Re Francesco II di Borbone. Erano 17 ufficiali e 7 sergenti spagnoli. Dovevano costituire il nucleo fondante di una nuova armata insurrezionale borbonica. La notte di mercoledì 11 settembre si sono imbarcati a Malta, diretti in Calabria. Al soldo del deposto monarca, volevano far insorgere le popolazioni del Mezzogiorno contro Vittorio Emanuele II. Li guidava il generale José Borjes, un valoroso galantuomo, di 48 anni. Verrà tradito dagli eventi. La notte del 13 settembre è sbarcato fra Bruzzano e Brancaleone, convinto di trovare un’accoglienza popolare entusiasta. All’appuntamento non ha trovato nessuno. Gli unici che gli hanno dato qualche aiuto sono gli uomini della banda di Carmine Crocco. Borjes ha cercato di trasformarli in soldati regolari, di organizzarli in operazioni che non prevedono saccheggi. Ma Crocco è un guerrigliero e di saccheggio vive. Conduce una guerra sociale contro i possidenti. Diffida di altre regole. Borjes si è ritrovato solo. Per 87 giorni, documentati dal suo diario, ha percorso l’intera Italia meridionale, braccato dalle truppe sabaude. Consapevole di essere stato abbandonato, ha cercato di ripiegare nello Stato Pontificio. Finché l’8 dicembre è stato intercettato dall’esercito italiano a Sante Marie, in Abruzzo. Dopo un violento conflitto a fuoco, è stato fatto prigioniero e quindi fucilato come brigante a Tagliacozzo, oggi (Maurizio Lupo, La Stampa 11/9/2011).