Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1861  novembre 17 calendario

Indegno spettacolo all’inaugurazione della Rimini-Ancona

Re Vittorio Emanuele II non ne vuole più sapere di inaugurare ferrovie e di tutto il relativo cerimoniale. Il presidente del Consiglio Bettino Ricasoli deve insistere a lungo per ottenere la presenza del sovrano alla cerimonia d’apertura della linea Rimini-Ancona. Il Re infine accetta, ma solo perché il ministro dei Lavori pubblici Ubaldino Peruzzi gli sottolinea «l’interesse politico connesso al viaggio». Tuttavia chiede basso profilo. Niente corpo diplomatico. Sarà presente solo l’ambasciatore francese Benedetti, perché il gestore della tratta ferroviaria è francese e ci tiene alla loro presenza. Ma non ci sarà da rallegrarsi. Quando il treno si fermerà a Rimini, per partecipare al banchetto organizzato per l’occasione, ci saranno momenti di imbarazzo. Il Re non assaggerà una pietanza, né farà un brindisi. E dopo sei minuti ordinerà di ripartire. A tale richiesta il seguito regale replicherà le scene di ingordigia già verificatesi a Bologna l’8 novembre. Uno «spettacolo vergognoso», con l’assalto al buffet, i valletti reali ubriachi, il saccheggio al volo di «cesti pieni di viveri». Mentre il Re schifato guarderà da un finestrino i ritardatari, che si imbarcheranno di corsa, «con le tasche piene di selvaggina e prosciutto» e bottiglie di champagne alla mano, stappate alla veloce (Maurizio Lupo, 17/11/2011)..