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 2015  agosto 13 Giovedì calendario


Il caso del clamoroso successo di Paolo Del Debbio. In tv sbanca l’auditel grazie a polemiche, urla e migranti, il suo libro “Il populista" è andato a ruba nelle edicole con il Giornale. Ritratto di un giornalista-politico che non sarà candidato da Forza Italia perché serve più su Rete 4

Del Debbio contro il commissario Montalbano. È lo scontro andato in scena ieri nelle edicole di mezza Italia. Con un sorprendente vincitore: Del Debbio. “In due ore il suo libro, il Populista, è andato esaurito”, allarga le braccia l’edicolante di Genova Sestri. Qui una volta era l’Unità che andava via come il pane. Ora tocca al campione della tv berlusconiana venduto in accoppiata con il Giornale. Comprato e divorato sulle spiagge come lettura estiva. Più del commissario d’Italia. Tra i due protagonisti, però, c’è qualche punto in comune: così verosimili da sembrare più reali del reale. Format perfetti dell’italiano medio.
Ma chi è davvero Del Debbio? Lucchese, classe 1958, ha scelto la sua arena, l’ha disegnata intorno a sé. Quinta colonna e Dalla vostra parte. “Il conduttore fa la farina con il grano che c’è”, scrive nel suo libro. Folgorante. Era partito con mezzi da talk show di una tv locale e si è ritrovato con più di un milione di telespettatori. Con share da far impallidire i rivali, prigionieri del politicamente corretto, del sentire tutte le campane. Al diavolo. Meglio puntare su quei programmi dove non si sa quando finisca l’informazione e cominci la recitazione. La scenografia è la piazza. I protagonisti sono “la gente”. Come in una commedia ecco il sindaco con fascia tricolore accanto all’uomo comune incazzato.
Poi i politici: l’immancabile Daniela Santanchè e il rappresentante del centrosinistra che ai cittadini esasperati risponde citando il trattato di Dublino. Il bersaglio ideale per una gara di freccette. Quindi il giovane islamico con barbetta, così felice di essere in tv che non si accorge di diventare pretesto. I titoli dei servizi (e dei capitoli del libro) parlano da soli: “Vivono in auto: se fossimo immigrati avremmo più diritti”, “La mamma italiana in strada, il profugo sotto un tetto”. Immigrati e rom il soggetto preferito. Con qualche intoppo come quando un inviato dei programmi di Del Debbio fu accusato da Striscia la notizia di aver pagato 300 euro un ragazzo per impersonare un rom autore di furti. Più altri 20 per fingersi estremista musulmano. Seguì licenziamento in tronco. L’autore dei servizi contestati la racconta diversamente: “Non pagai un euro e quell’uomo era davvero un rom. Ma sono stato scaricato. Per questo ho fatto causa a Del Debbio”. Ma gli ascolti non me risentirono. E neppure lui ne risentì, Del Debbio, con quel dito indice sempre puntato. Duro, ma con i lineamenti morbidi.
Allora, chi è davvero Del Debbio? Il giornalista, certo, è sulla carta d’identità. Ma anche l’intellettuale del centrodestra, pur se per questa patente dalle parti di Forza Italia basta il diploma. Ancora: il guru di Marina Berlusconi quando esitava, tentata dalla politica. Fino al futuro candidato a sindaco di Milano. Il leader populista “non viene dalla politica, ma dal popolo”, scrive Del Debbio. Parla di Berlusconi o di sé? “È un Donald Trump senza parrucchino”, lo fulmina un collega. Si è conquistato parecchi soprannomi, da quel “filosofo portatile”, che gli affibbiò Carlo Freccero, fino all’oste televisivo. La critica più frequente? Populista. Ma Del Debbio ha scritto addirittura un libro per trasformare il tallone d’Achille in punto di forza. Lui, parlando con il Fatto, si definisce così: “A me interessa solo l’onestà intellettuale, la sincerità. Io ho simpatia per la gente comune. Ho origini umili”. Vero, come raccontano gli amici della scuola, a Lucca: “Paolo veniva da una famiglia semplice. Ma aveva voglia di emergere… dal teatro, quando metteva in scena Beckett alle elezioni dei consigli di istituto”.
Un uomo con le conoscenze giuste. “Diciamo che ha sempre avuto un’intelligenza un po’ paracula”, dicono gli amici. Aggiungono: “Però rispetto a certi politici di oggi era meglio, un po’ ci credeva”. Non sbaglia le mosse, dai primi anni come giovane cattolico impegnato (oggi dice: “La fede mi è rimasta. Ma non direi che sia un mio tratto distintivo”), da studente dell’università pontificia appassionato di San Tommaso. Chi gli cambia la vita è Gina Nieri. Lucchese come Paolo, ambiziosa e tosta come lui. Si sposano. Lei si fa largo nell’impero di Mediaset, fino a conquistarsi il soprannome di “Lady Digitale Terrestre”. Braccio destro di Fedele Confalonieri. “All’epoca non ero niente, scrivevo tesi sul filosofo cattolico Maritain. Mi scelsero sulla fiducia, non lo dimenticherò”, racconta Del Debbio.
L’etichetta di intellettuale gli si attacca addosso. Nel mondo berlusconiano il filosofo è specie da proteggere come il panda. E quella penna veloce, più vera del vero, torna utile per scrivere il manifesto di Forza Italia nel 1994. La strada si spiana, tra Forza Italia e giornalismo, tra San Tommaso e Berlusconi. Con un tocco accademico, “professore a contratto” (qualifica che oggi va forte, vedi la neo consigliera Rai, Rita Borioni) all’università Iulm. Si affaccia alla politica, è assessore a Milano con Gabriele Albertini.
Fino al botto delle ultime stagioni. Si libera una poltrona ed esce il nome di Del Debbio. Ora tocca al sindaco di Milano. Del Debbio che cos’ha deciso? Le risposte sono un capolavoro di misura. “Non mi interessa”, al Tempo. “Per ora resisto”, a Repubblica. “Onorato, ma vorrei le primarie”, con Libero. Con il Fatto si dimostra categorico: “No, non c’è possibilità. Faccio il giornalista”. Rifiuto della politica o timore di perdere popolarità? “In politica un giorno va bene e quello dopo ti prendono a calci in culo”, sorride. “Scrivete quello che volete. Una volta che uno si butta nell’arena non può avere paura dei leoni”. Un filosofo. E Berlusconi? “Abbiamo un rapporto molto cordiale, anche se lo sento poco”. Molto filosofo.