28 settembre 1864
Nasce a Londra, presente Karl Marx, la Prima Internazionale
«La sala del St. Martin’s Hall, nel cuore di Londra, è affollata da duemila uomini e donne di umili condizioni, inglesi, ma anche tedeschi, francesi, spagnoli, russi, polacchi, italiani… Nessuno sospetta che sta nascendo la prima organizzazione mondiale proletaria. Forse neppure Karl Marx, la testa pensante più celebre, autore (pur in collaborazione con Engels) del Manifesto del Partito comunista che a Londra ha visto la luce nel 1848» (Angelo D’Orsi. Leggi qui il suo articolo). «La Prima Internazionale (o Associazione Internazionale dei Lavoratori, Ail) è il nome con cui viene definita la prima fase del’Internazionale dei lavoratori (1864-1876). L’Internazionale era un organismo che aveva lo scopo di legare internazionalmente i diversi gruppi politici della sinistra: socialisti, anarchici, repubblicani mazziniani (che ben presto se ne allontanarono per divergenze riguardo all’idea nazionalistica che veniva ripudiata dagli internazionalisti), marxisti e tra le varie organizzazioni di lavoratori, in particolare operai. Il 28 settembre 1864 si aprì a Londra la cosiddetta “Prima Internazionale socialista dei Lavoratori”. A Saint Martin’s Hall giunsero i tre delegati francesi: Tolain, cesellatore, Perrachon, bronzista, e Limousin, nastraio, che esposero un progetto di associazione internazionale. Il congresso fu presieduto da Spencer Beesley, filosofo positivista. L’inglese Wheeler, dopo aver sentito il progetto francese, esposto da Tolain, presentò la seguente risoluzione: “L’assemblea dopo aver sentito i nostri fratelli francesi [...] e dato che il loro programma può migliorare la situazione dei lavoratori lo accetta come base di un’organizzazione internazionale”. La risoluzione fu approvata all’unanimità e venne nominato il Comitato (composto in gran parte da inglesi, ma anche francesi, qualche italiano e il tedesco Karl Marx) che avrebbe dovuto risiedere a Londra e che aveva il compito di redigere i regolamenti e fare opera propagandistica. All’Internazionale aderirono inizialmente tutte le correnti della Sinistra europea, da Karl Marx agli anarchici e fino a Giuseppe Mazzini» (http://ita.anarchopedia.org/I_Internazionale). «La prima grossa battaglia che vede emergere le profonde divisioni politiche che travagliano gli inizi dell’Internazionale è quella che vede impegnati nella stesura dell’Indirizzo inaugurale e degli statuti dell’Associazione Marx e suoi amici da una parte e i mazziniani dall’altra; alle prime sedute del sottocomitato incaricato della stesura, Wolff propone di adottare lo statuto delle associazioni operaie italiane (scritto dallo stesso Mazzini), un documento dal quale traspaiono gli aspetti più classici del pensiero mazziniano come l’esaltazione della collaborazione tra le classi, dell’unione tra capitale e lavoro, della proprietà privata, della lotta per un governo democratico, una dichiarazione di principi insomma che contraddiceva pienamente le concezioni socialiste e marxiane. Marx, con il pretesto di voler operare alcune modifiche marginali, ottiene l’incarico di rivedere gli statuti proposti da Wolff trasformandoli radicalmente in una chiara anche se sfumata dichiarazione di principi socialisti ed internazionalisti. Lo statuto emendato da Marx viene accettato dalla commissione come pure viene approvato l’Indirizzo inaugurale steso dallo stesso Marx. Dopo una lunga analisi della situazione dei lavoratori inglesi, l’Indirizzo conclude:
“In tutti i paesi d’Europa - cosa che oggi è incontestabilmente vera per ogni spirito imparziale ed è negata solo da coloro il cui interesse consiste nel promettere agli altri mari e monti- né il perfezionamento delle macchine, né l’applicazione della scienza alla produzione, né la scoperta di nuove vie di comunicazione, né le nuove colonie, né l’emigrazione, né la creazione di nuovi sbocchi, né il libero scambio, né tutte queste cose messe insieme sono capaci di eliminare la miseria della classi lavoratrici; al contrario finché continueranno ad esistere le ingiuste premesse di oggi, qualsiasi sviluppo della forza produttrice del lavoro scaverà necessariamente un abisso più largo e più profondo fra le differenti classi e acuirà gli antagonismi sociali”.
L’Indirizzo fa poi il punto sul fallimento della rivoluzione in Europa e comunque considera le riforme o lo sviluppo delle cooperative dei produttori semplici chimere e conclude:
“La conquista del potere politico è quindi divenuta il primo dovere della classe operaia. La classe operaia sembra averlo capito, infatti in Inghilterra, in Germania, in Italia, in Francia si sono viste rinascere contemporaneamente queste aspirazioni comuni e sono stati fati contemporaneamente degli sforzi comuni per riorganizzare politicamente il partito dei lavoratori”» (http://www.fdca.it/storico/AIL/2.htm).