18 dicembre 1930
Mussolini: «Per fortuna, gli italiani mangiano poco»
«Alla fine dell’estate del 1929 la situazione economica italiana poteva ritenersi soddisfacente. Tutti gli indici della economia agricola ed industriale segnavano delle punte notevoli: era aumentato il consumo della energia elettrica, era aumentata la produzione della ghisa e dell’acciaio; i raccolti agricoli dell’annata erano stati abbondanti. Ci avviavamo al porto, eravamo forse in vista del porto; quando, in data 24 ottobre 1929, scoppia la crisi americana e scoppia improvvisamente, come una bomba. Per noi poveri provinciali di questa vecchia Europa lo scoppio fu di grande sorpresa: restammo percossi e attoniti come la terra all’annunzio della morte di Napoleone; perché ci avevano dato ad intendere che quello era il paese della prosperità, della prosperità indefinita, assoluta, senza eclissi, senza decadenze; tutti erano ricchi. Ognuno sa a memoria delle cose che ormai sono dei luoghi comuni: c’era un automobile per ogni otto abitanti, una radio per ogni quattro, un telefono per ogni tre. Tutti giocavano in borsa e siccome i titoli azionari salivano sempre, ognuno, avendo comprato un titolo a 20, lo rivendeva a 100, e così lucrava lo scarto, e con questo scarto si comprava l’automobile, la radio, il telefono, faceva un viaggio in Europa pagandolo a rate, e forse anche si fabbricava una villetta nei dintorni. Tutto ciò era meraviglioso, fantastico: anche noi al di qua dell’acqua avevamo un senso di euforia. Ad un certo punto questo scenario crolla. Abbiamo una serie di giornate nere, nerissime; i titoli perdono il venti, trenta, cinquanta per cento del loro valore. La crisi da allora non è ancora sanata: giornate nere si sono susseguite ed alla prosperità sono seguite le file di coloro che aspettano la minestra ed il pane nelle grandi città degli Stati Uniti d’America». Così Mussolini stamattina alla Camera, nel discorso in cui ha esaminato la situazione economica italiana e mondiale e annunciato i sacrifici a cui dovrà necessariamente essere sottoposta la Pubblica Amministrazione. Mussolini ha anche detto: «È mia convinzione tuttavia che tanto più è stata profonda la crisi, tanto più rapida e violenta sarà la ripresa, non solo per il mondo in generale, ma anche per l’Italia in particolare. Noi abbiamo una nostra capacità di resistenza; questa capacità di resistenza è dovuta - sembra un paradosso - al nostro non ancora successivamente sviluppato sistema economico moderno. Fortunatamente il popolo italiano non è ancora abituato a mangiare molte volte al giorno e, avendo un livello di vita modesto, sente di meno la deficienza e la sofferenza. Solo le classi superiori sono tremendamente egoiste e, quando invece di avere tre automobili ne hanno soltanto due, gridano che il mondo sta per cadere» (leggi qui tutto il discorso).