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 2012  gennaio 10 Martedì calendario

Chi era Brüning e perché non c’entra con Mario Monti

Mi potrebbe spiegare meglio chi fu e cosa fece il cancelliere Brüning nella Germania degli anni Trenta del XX secolo? Forse i provvedimenti che prese erano necessari e, come si disse, imposti dall’estero. Ma l’esito fu nefasto. Politicamente anche Hitler ne approfittò. Glielo chiedo perché può essere utile per gli italiani conoscere meglio quelle vicende. Monti non è Brüning, ma un ripasso storico, per un economista, anche se accademico, può essere utile.
Francesco Felis
ffelis@notariato.it
Caro Felis,
Nel dramma dell’agonia della Repubblica di Weimar Heinrich Brüning ebbe in sorte il ruolo peggiore. Era nato in Westfalia nel 1885, in una famiglia devotamente cattolica. Aveva fatto studi di economia in Germania e a Londra. Si era distinto durante la Grande guerra per le sue capacità organizzative e il suo coraggio. Aveva scelto di fare politica, alla fine del conflitto, nelle file di un grande partito cattolico, il Zentrum, ed era entrato in Parlamento nel 1924. Era un uomo serio, energico, noto per le sue posizioni conservatrici in politica ed economia. Nel marzo del 1930, quando divenne cancelliere, la società tedesca era stata duramente colpita dalla crisi americana (i disoccupati erano tre milioni e sarebbero diventati 4.380.000 nel giro di pochi mesi) e le città tedesche erano quotidianamente teatro di sanguinosi scontri fra il partito nazionalsocialista di Adolf Hitler e il partito comunista di Ernst Thälmann. Agli ambienti militari e al maresciallo Hindenburg, capo dello Stato, Brüning sembrò la persona adatta a risollevare il Paese dal marasma in cui stava precipitando.
La fermezza, in effetti, non gli mancava. Rifiutò la collaborazione dei socialisti e lanciò un programma di rigore fiscale fondato essenzialmente sull’aumento delle tasse e una drastica riduzione della spesa pubblica. Quando il Parlamento rifiutò di approvarlo, sciolse il Reichstag, ritardò di qualche mese la scadenza elettorale e approfittò dell’intervallo per introdurre il suo programma con un decreto firmato dal capo dello Stato. Ma le elezioni, nel settembre del 1930, dettero pessimi risultati. I comunisti ebbero 4.600.000 voti, i nazisti 6.400.000 (107 deputati in camicia bruna) e il clima di violenza nel Paese divenne ancora più arroventato.
Nell’agenda di Brüning vi era un altro obiettivo: l’attenuazione, e forse la cancellazione, delle misure imposte dagli Alleati per il pagamento dei danni di guerra. Ma non credo che tra questa speranza e il programma economico del cancelliere vi fosse il nesso suggerito dalla sua lettera. Il programma fiscale del governo non era imposto dall’estero. Era dettato a Brüning dalla stessa ortodossia finanziaria che ispirava in quei mesi la politica del presidente americano Herbert Hoover.
Come vede, caro Felis, Mario Monti, nonostante qualche apparente somiglianza, non è la reincarnazione italiana di Heinrich Brüning. Per almeno quattro ragioni. Il suo programma, sinora, è stato approvato dal Parlamento. Non ha alcuna intenzione di chiedere al presidente della Repubblica la fine anticipata della legislatura. Non deve fare fronte alla guerriglia civile che complicò considerevolmente l’esistenza del governo Brüning. E, infine, si prepara ad annunciare, dopo il piano del rigore, quello della crescita.