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 1915  gennaio 03 Domenica calendario

Corriere. La principessina Maria e l’amnistia. – Il convegno dei tre Re nordici. – I nostri bersaglieri a Vallona. – La guerra degli idrovolanti e dei sommergibili. – Shakespeare tedesco! – Pace e buon anno!

L’augurio di buon anno viene, per il 1910, da una culla. Una bambina è ancora venuta a rallegrare col suo innocente sorriso la Casa del Re e la grande famiglia italiana. Una bambina, la principessina Maria – quale più bell’augurio, augurio di pace?... Cosa altro può voler dire, nella semplicità dei suoi vagiti, questa culla principesca, alla quale s’inspira anche un atto di sovrana clemenza che ha intendimenti di pacificazione sociale?

Augurare la pace, desiderare le pace è tanto più legittimo, poiché siamo tutti persuasi che, purtroppo, essa non potrà venire così presto quanto le universali tribolazioni del mondo abbisognerebbero.
 Il Papa nella sua orazione al Sacro Collegio, per il ricevimento augurale natalizio, ha anch’ egli invocata la pace, ha espressa la speranza che cadano finalmente le armi fratricide. E niente altro che un affidamento per la pace ha voluto essere il convegno regale a Malmoe dei tre re nordici – Gustavo V di Svezia, Haakon VII di Norvegia e Cristiano X di Danimarca – riunitisi coi loro primi ministri per considerare insieme la situazione dei loro paesi in mezzo all’incendio furioso che desola tanta parte d’Europa, del mondo.
Essi sono là, i tre re nordici, proprio in mezzo alle fiamme. Da una parte l’ Inghilterra, dall’altra la Russia, di fronte la Germania; il tuono delle cannonate rimbomba contro le coste dei loro paesi; le loro navi urtano nelle mine che i nemici pongono nel mare ad insidia gli uni degli altri; il loro commercio essenzialmente marittimo subisce i danni, come i pericoli della guerra, poco meno che anch’essi fossero belligeranti; provano quasi tutte le sofferenze gravanti sui paesi che combattono.
Che cosa hanno veramente detto tra loro i tre sovrani, che i comunicati ufficiali non riportano?... Sono essi per l’Inghilterra, o per la Germania, o per la Russia?... L’abbassamento di uno dei colossi imperiali, non ingrosserà troppo gli altri due?... Se l’egemonia tedesca è temibile, non lo sarà ugualmente l’orgoglio britannico accresciuto dalle vittorie; e, più ancora, e peggio, l’accrescimento del colosso russo?... Certo, essi hanno esaminate e la situazione presente, e le ipotesi probabili, ma hanno concluso per la neutralità. Cosa gioverebbe, in una guerra di colossi, paralizzantisi a vicenda, nell’enorme distesa delle operazioni di attacco e di difesa, cosa gioverebbe l’intervento frazionario dei minori?... Cosa sono centomila, cinquecentomila uomini di più, in una guerra le cui linee stendonsi per centinaia e centinaia di chilometri, e sulle cui fronti imperi come il germanico ed il russo gettano di tratto in tratto i soldati a milioni sempre rinnovati?!...
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L’Italia intanto manda i suoi marinai ed i suoi valorosi bersaglieri a Vallona. Il saluto che il popolo di Palermo ha rivolto al  10. ° bersaglieri imbarcatosi per la costa albanese è stato entusiastico, commovente. A Vallona sventola accanto all’albanese la bandiera italiana. È una mossa, che determinerà altre mosse?... È un bene?... È un male? Ho visto su giornali titoli ammirativi e titoli deplorativi. È stato pubblicato anche il nome di qualche eminente parlamentare che disapprova. È dunque impossibile che la prudenza, la riservatezza, la concordia disciplinino una buona volta coloro che pretendono ogni giorno di creare, di dirigere la pubblica opinione?... Un governo responsabile, c’è o non c’è? E se c’è, come pare, e se ha avuto, come non è dubbio, i pieni voti di fiducia del Parlamento, è così difficile per gli organi della pubblica opinione lasciarlo agire a sua posta e sotto il freno della propria responsabilità, coscientemente assunta in faccia al paese?!...
Il governo ha dovuto diramare una severa comminatoria ai giornali contro la pubblicazione delle notizie militari interne non emananti da fonti ufficiali. Ha fatto benissimo!... Con la fregola di dire, di annunciare, di proclamare, di commentare, se si dovesse entrare davvero nella gran guerra, è chiaro che bisognerebbe assoggettare la stampa ad un rigoroso regime di censura – come hanno fatto in Inghilterra ed anche in Francia – visto e considerato che fare assegnamento sullo spirito di abnegazione dei giornalisti è proprio inutile!...
Un’Albania aperta all’influenza dell’Italia l’abbiamo, sì o no, voluta tutti? Per tale scopo non versarono i giornali italiani, negli ultimi tre anni specialmente, torrenti d’inchiostro?... Se ora le condizioni di quel disgraziato paese – posto di fronte alle nostre rive adriatiche— sono tali da richiedere da parte nostra, per la civiltà, per gl’interessi suoi e nostri, un nostro intervento attivo, perché non dovremo corrispondere alla necessità del momento?... La Grecia non ha forse rioccupato quella parte dell’Epiro che, secondo le decisioni delle Potenze, avrebbe dovuto far parte dell’Albania autonoma ed indipendente?... Mandando a Vallona i suoi marinai ed i suoi bersaglieri, a ripristinarvi e garantirvi l’ordine, ad assicurarvi la libertà, l’Italia adempie legittimamente un compito che le Potenze le hanno già da tempo riconosciuto e che risponde a quel complesso di «aspirazioni» che gl’italiani hanno sempre caldeggiate.
– Ma.... e se poi c’impegnamo là.... mentre dopo potremmo doverci impegnare qua....
– Davvero quest’Italia, questa grande Italia – che taluni vogliono spingere a ricostituire persino l’antico Impero Romano – non sarà dunque in grado di tenere uno o due battaglioni di bersaglieri in Albania, e di provvedere, se occorra, a ben altro altrove?...
Il governo, lo stato maggiore generale, gli organizzatori dell’esercito e della marina, ci sono dunque per nulla – perché ad ogni mossa debbano occorrere i piàti, i consigli, i commenti striduli di tutta una frotta di ministri degli esteri, della guerra, della marina, di diplomatici, di strateghi, la cui maggiore fatica è tirar fuori di tasca la penna stilografica e riempire di facile prosa fogli di carta?...
Ben vadano i nostri bravi bersaglieri in Albania, dove, del resto, li accolgono gli applausi degli albanesi, che hanno fiducia nell’Italia più che non ne abbiano certi nostri italiani sempre facili alle lamentazioni!...
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Mentre crescono di giorno in giorno le invocazioni alla pace, la guerra ci sbalordisce con le sue lezioni scientifiche novissime. Le fantasiose ideazioni dei poeti; messer Lodovico Ariosto che manda Orlando sull’ippogrifo a ricuperare in cielo il senno di Astolfo; tutte le fantasticherie più recenti e più nuove degli autori di romanzi d’avventure e dei fantastici narratori delle più fantastiche ipotesi guerresche, sono superati dal fatto. La guerra aerea e la guerra subacquea rappresentano l’elemento nuovo, poetico, romantico e scientifico, che oggi si chiama col nome inglese di raid — quello dei sottomarini francesi contro la flotta austriaca rinchiusa a Pola; quello degl’ idrovolanti britannici contro la flotta tedesca chiusa nella sua base navale di Cuxhaven. È questa l’impresa più caratteristica di tutti questi cinque mesi di guerra. Sommergibili ed idroplani combinati che vanno ad assalire d’improvviso, da sotto e da sopra, una flotta – quella tedesca – tranquilla nella suo ancoraggio – rappresentano una concezione arditissima e genialissima, degna del coraggio, dell’ingegno e dello spirito di un comandante quale Francis Hewlett, figlio del ben noto novelliere Maurizio. L’audacissima impresa, degna davvero di poema e di storia, praticamente è riuscita. Altro che attacco improvviso e breve di incrociatori tedeschi contro le coste sguarnite di Scarborough !... Cuxhaven è fortezza benissimo guarnita di possenti cannoni tedeschi. Ma i cannoni poco hanno potuto fare contro un assalto, che si svolgeva da sotto le acque e da sopra le nubi!... Chi descriverà questa singolare battaglia?... Quale sarà il pittore che ne darà alla posterità il quadro emozionante?... Idrovolanti e sommergibili, scortati da incrociatori e da cacciatorpediniere, che muovono all’assalto di una fortezza, di una flotta ! Contro di essi slanciansi idrovolanti e sommergibili nemici, scortati nello spazio aereo da due grandi dirigibili, da due Zeppelin. Piovono le bombe, s’incrociano le cannonate, gli aviatori cadono e i sommergibili a fior d’acqua sono pronti a raccoglierli; mentre fra il rincorrersi, il susseguirsi dei geniali novissimi apparecchi che l’aereonautica ha messi a servizio degli eserciti e delle flotte, ai veri combattenti delle fortezze e delle corazzate, non resta, quasi, che rimanersene spettatori stupefatti!...
Gli effetti?... Questo genere di battaglie non permette all’assalitore di stare a guardarli, e permette all’assalito di dissimularli. E tutto un campo nuovo di fatti, di fenomeni, di osservazioni, che dalle pagine dei romanzi passano, oramai, in quelle della storia ! Nella quale rimarrà anche il nome del comandante di questo raid meraviglioso – Francis Hewlett, l’ho già detto, il quale è il solo degli aviatori inglesi mancati all’appello del ritorno. Egli è scomparso col suo apparecchio – scomparso come un nume mitologico, in questa battaglia singolare spiegatasi fra le nubi e le onde del mare!... Ritornerà?... Sua madre, mistress Helda Hewlett, aviatrice coraggiosa, che conferì essa stessa al figlio il brevetto di pilota, ne spera, ne invoca il ritorno; ma l’epica impresa, epilogante nella scomparsa, fra cielo e mare, del nume che la diresse ha qualche cosa di più poetico, sublime che la riallaccia alle imprese celebrate dai poeti dell’antichità e dai pittori del classicismo.
Con forme di guerra come queste le ostilità possono durare all’infinito. Non più eserciti inchiodati nelle trincee tutto lungo le fronti; non più battaglie in campo aperto; non più grandi battaglie navali. Ad intervalli, voli di aeroplani, di idrovolanti, che fanno piovere bombe qua e là a piacimento; o sommergibili che s’insinuano in un porto chiuso, mentre sulla piazza la musica militare – come è accaduto a Pola – dà un concerto, e tentano di silurare le corazzate, i cui ufficiali sono andati, la maggior parte, a ricrearsi nei caffè!...
La storia del secolo XVII narra la famosa guerra dei trent’anni riassunta in un’opera delle più popolari da Schiller. Fra aeroplani, idroplani, sommergibili e dirigibili, si può arrivare ad una guerra di anni ed anni, con voli periodici, bombardamenti ad intervalli, e con la massa della gente che arriverebbe a farci l’abitudine. Siamo abituati alle bufere, alle grandinate, ai terremoti: ci abitueremmo alle battaglie aeree di quando in quando!...
O no, per carità; venga e venga presto la pace, desiderata nel iglò come cento anni fa onde sull’arco di Porta Ticinese, l’Austria che veniva a dominarci per mezzo secolo, fece collocare le parole che ancora vi si leggono: paci populorum sospitae!...
Non potrà essere mai una pace dura, pesante come fu quella – che pure diede mezzo secolo di pace diplomatica all’Europa.
Venga la pace, anche se per essa i tedeschi debbano rivendicare a sé la nazionalità di Shakespeare, che, certi pangermanisti ad ogni costo, vorrebbero addirittura tedesco!... Shakespeare, se non erro, senza essersi mai scomodato a viaggiare, attinse per le bellezze dei suoi poemi alla Danimarca, alla Francia, all’Italia, che parve prediligere – ma non attinse alla Germania, anzi si direbbe che la ignorò. Ma se i tedeschi vinceranno – come ancora essi credono – e se potranno attuare quella che il famoso professore Oswald chiama «la organizzazione del mondo» sarà gran mercè se si accontenteranno di fare Shakespeare tedesco, e non vorranno fare tedesco anche Dante!...
Qui ci sarà forse parecchio da dire; ma aspettando.... e sperando la pace, a tutti buon anno!...
29 dicembre.