26 aprile 1954
Condono per ex fascisti che uccisero 102 partigiani
• Il Tribunale supremo militare pronuncia una sentenza di condono nei confronti di un gruppo di ex fascisti accusati di avere ucciso nel corso della guerra di liberazione 102 partigiani: i fatti erano avvenuti sotto le insegne della Repubblica sociale, considerata un «governo legittimo». Nella sentenza si legge inoltre: «I combattenti della Rsi hanno diritto a essere riconosciuti come belligeranti; Gli appartenenti alle formazioni partigiane non hanno diritto alla qualifica di belligeranti perché non portavano segni distintivi riconoscibili a distanza, né erano assoggettati alla legge penale militare; La Rsi era soltanto un governo di fatto, ma poteva anche essere considerata, per errore, un governo legittimo; I combattenti della Repubblica di Salò, quali appartenenti a formazioni belligeranti, dovevano obbedienza agli ordini impartiti dai loro superiori legittimi, e ai fini della loro responsabilità penale hanno diritto alla discriminazione dell’adempimento di un dovere. Pertanto la fucilazione di persone non belligeranti, quali erano i partigiani, per ordine di un comandante al quale doveva riconoscersi autorità legittima, non è punibile; non essendo punibile a titolo di omicidio la uccisione di partigiani, deve essere applicata l’amnistia del 22 giugno 1946 al reato di collaborazionismo, quando non esistano altre cause ostative della stessa".