La Gazzetta dello Sport, 7 luglio 2007
A parte i trionfi della Cinquecento, le ultime notizie sulla Fiat risalgono allo scorso 2 luglio. Un breve lancio dell’agenzia internazionale Reuters segnalava che l’azienda torinese aveva aumentato la sua quota di mercato in Italia dell’1,2 per cento, portandola al 31,7
A parte i trionfi della Cinquecento, le ultime notizie sulla Fiat risalgono allo scorso 2 luglio. Un breve lancio dell’agenzia internazionale Reuters segnalava che l’azienda torinese aveva aumentato la sua quota di mercato in Italia dell’1,2 per cento, portandola al 31,7. L’espressione "quota di mercato" significa: se tutte le auto di tutte le marche vendute in Italia a giugno sono 100, quelle Fiat sono 31 e un pezzo (0,7). Il paragone, come sempre, era fatto con i dati del giugno 2006. Anche il giugno 2006 risultava migliore del giugno 2005 e generalmente non c’è mese, da un paio d’anni in qua, in cui Fiat non guadagni quote di mercato in Italia e nel mondo. Due giorni dopo il Corriere della Sera faceva il punto sulla situazione Alitalia, che il governo vuole vendere attraverso una gara. Si sono ritirati tutti i concorrenti e non è rimasto in lizza che l’italiano Carlo Toto, padrone di Air One e, a giudizio generale, "sottocapitalizzato", cioè privo dei soldi necessari a fare l’operazione: glieli presterà, eventualmente, Intesa-San Paolo. Il fondo americano Matlin, teoricamente ancora in lizza, non presenterà alcuna offerta, perché il governo vuole che l’acquirente abbia il requisito dell’italianità. Tutti gli altri - da De Benedetti agli americani di Tpg ai russi di Aeroflot - sono scappati. Alitalia - ricordiamo - ha chiuso il bilancio 2006 con una perdita di 626 milioni che a marzo erano già diventati 773
• Che cosa mi rappresenta questo accostamento tra Fiat e Alitalia?
Niente, sono due aziende di attualità. La Fiat ha lanciato la Cinquecento lo scorso 4 luglio, la gara per l’Alitalia chiude il 12. Si tratta di due grandi aziende italiane, con scadenze importanti molto ravvicinate. Il confronto è quasi ovvio, no?
• Che cosa mostra questo confronto?
Beh, quattro anni fa stavano tutt’e due in una bara, si trattava solo di chiudere il coperchio e decidere le modalità del funerale. Dopo quattro anni una si è trasformata in una giovinetta che tutti vorrebbero sposare e chi non ci ha messo i soldi si morde le mani. L’altra, invece, è morta più di prima, se mi passa l’iperbole.
• Come mai due destini così diversi?
La storia Fiat è un esempio di che cosa può l’iniziativa privata quando fa quello che deve fare. La storia comincia con i 170 Agnelli che accettano di correre il rischio e mettono nelle casse dell’azienda 250 milioni di euro. Continua poi con la scelta di un manager di eccezionale qualità - Sergio Marchionne - a cui si arriva rinunciando anche al cosiddetto "pregiudizio dell’Avvocato": Marchionne e Gianni Agnelli non si erano mai incontrati in vita loro. Gli azionisti Fiat, perciò, lasciano lavorare Marchionne in pace e Marchionne taglia tutto quello che c’è da tagliare e si concentra su quello che la Fiat sa fare da sempre, cioè le automobili e soprattutto le automobili per famiglie. Vende perciò anche tutte le partecipazioni che con l’auto hanno poco a che fare. Tralascio in questa ricostruzione colpi fondamentali come la trattativa con GM per il put e, relativamente agli interessi Agnelli, l’operazione Exor. Ne parleremo magari un’altra volta. Il percorso è in ogni caso da manuale.
• Invece Alitalia?
Invece l’azionista di Alitalia, cioè lo Stato, ha usato la compagnia di bandiera non per fare industria, ma per fare i suoi comodi. La ragione per cui la gara non sta andando a quanto sembra da nessuna parte e potrebbe finire malamente ancora una volta è che il governo in definitiva vuole scegliere il compratore e vuole mantenere una certa voce in capitolo, dopo. Un esempio di privatizzazione perfetta fu quella fatta da Tremonti con il Monopolio Tabacchi: messa l’azienda sul mercato, si fece una gara come Dio comanda e si spuntò un prezzo stupefacente, 15 volte i guadagni dell’anno prima, 2002. Si era semplicemente applicata la regola di vendere al miglior offerente, senza trucchi e facendo in modo che tutti i concorrenti offrissero il massimo. Con Alitalia siamo partiti con questa frase di Epifani: «Chi compra Alitalia, non deve farlo per soldi». Sentenza memorabile che fa il paio con l’altra pronunciata durante il dibattito sulle pensioni: «Non si possono fare le trattative con la calcolatrice».
• Il sindacato non ha meriti nel salvataggio Fiat?
Quello di aver lasciato lavorare Marchionne. All’inizio, cioè intorno al 2003, Bertinotti andava a Porta a porta a spiegare che per salvare la Fiat bisognava farla comprare allo Stato. Il sindacato, con il solito milione di sfumature, non era in disaccordo. Per fortuna non se ne fece niente. Marchionne, l’altro giorno, ha detto che non solo l’epoca dei tagli è finita, ma che la Fiat ricomincia ad assumere. Come si arriva a questo? Mettendoci due cose, che in Alitalia, per ora, non si vedono. I soldi. E soprattutto la testa.