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 1904  gennaio 17 Domenica calendario

La storia di Rose Hère, la donna che non sapeva nuotare ma che mise in salvo 14 persone buttandosi a mare. Per lei, la medaglia dei Sauveteurs de la Seine donata direttamente del presidente della Repubblica francese Loubet

Nell’assemblea generale che terrà quanto prima la società dei Sauveteurs de la Seine il presidente della Repubblica francese, Loubet, consegnerà personalmente ed in forma solenne ad una donna la medaglia d’oro che quella stessa Società le decretava. Il fatto in sè non è, a dir il vero, dei più comuni; e l’ammirazione che sempre desta il coraggio spiegato da chi appartenga al sesso debole, cresce a mille doppie, vivificata da un raggio di calda simpatia, quando si conoscano le circostanze che determinarono l’assegnazione del nobile premio, e quando si sappia che chi lo riceve è un umile creatura rozza ed ingenua, una poveretta che stenta la vita movendo con tutti i tempi e in tutte le stagioni alla raccolta del fuco, o lichene marino, che cresce abbondante fra le rocce della costa dell’isola di Ouessant, in Bretagna.
Il 2 novembre u.s., alle ore 3.20 del mattino, il vapore francese Vesper, con trentaquattro uomini di equipaggio, al comando del capitano Viel, naufragava presso la punta di Pern, nell’isola accennata, incagliandosi fra gli scogli. Nonostante la nebbia fitta, il battello di salvataggio di Ouessant riuscì ad accostarsi alla nave pericolante e a trarre in salvo i venti marinai rimasti a bordo. Ma al momento della catastrofe, gli altri quattordici erano montati su una scialuppa, la quale, trasportata lontano da un colpo di vento, vagava ormai in balia delle onde, correndo incontro alla morte.
Senonché la Provvidenza vegliava sotto le spoglie di una modesta donnetta. Rose Hère, la raccoglitrice di fuchi, uscita quella stessa mattina alle sei per l’usato lavoro, vide dall’orlo delle rocce, su cui trovavasi, l’imbarcazione in pericolo e udì le grida disperate di coloro che l’occupavano.
Ella non sa nuotare; ma, incapace di resistere a quel supremo appello d’angoscia umana, spicca un salto, si getta risolutamente in mare, spinta da un ardore di pietà più forte di ogni prudenza. Una corda viene gettata dalla barca; Rosa l’afferra, è sollevata a bordo. Allora la coraggiosa creatura si colloca a prua, e, praticissima com’è del luogo, assume le funzioni di pilota, guidando quei navigatori sperduti, fra insenature e scogli, per un percorso di due chilometri circa, finchè li conduce ad approdare sani e salvi in un punto sicuro. Senza il suo slancio temerario, quei poveretti sarebbero stati perduti irremissibilmente.
Come si vede dall’unito ritratto, l’eroina dell’isola di Ouessant non è più giovane e non è bella. Ella vive poveramente da sola col prodotto nel suo faticoso mestiere, non avendo marito nè famiglia; in paese tutti la conoscono e le vogliono bene per la bontà operosa e la mitezza del carattere. Ed è infatti la bontà e la serenità dei forti che si leggono sulla larga faccia abbronzata dalla brezza marina e dalle fatiche, nell’occhio fondo avvezzo ai vasti orizzonti del cielo e del mare che rinvigoriscono anime e braccia.

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La Domenica del Corriere, 24 gennaio 1904
IL CONFLITTO RUSSO-GIAPPONESE
ALLA VIGILIA DELLA GUERRA?
Da quasi un mese il telegrafo non trasmette dall’Estremo Oriente che notizie di febbrili armamenti e di gravi minacce. Ogni giorno, nell’aprire il proprio giornale, ognuno teme di trovarvi il dispaccio annunciante che la guerra è cominciata. I contendenti sono la Russia e il Giappone, e le cause della contesa la Manciuria e la Corea.
Certo non può non sorprendere che ad una delle parti belligeranti spetti il vanto di avere, a mezzo del proprio imperatore, proposto e ottenuto l’istituzione di un tribunale arbitrale permanente all’Aja per la soluzione pacifica delle eventuali questioni fra paese e paese! Padre Zappata non è affatto un mito! Le cause dell’attuale controversia sono note e fatalmente sono di tal natura da non potersi eliminare. Trattasi di predominio nell’Estremo Oriente cui nè la Russia nè il Giappone vogliono rinunciare: quella per bisogno di espansione: un bisogno prepotente e fatale; questo perchè non può tollerare tale espansione che angustia e circoscrive le sue rinascenti energie. Se il Giappone tollerasse la supremazia russa nell’Estremo Oriente, in special modo nella Manciuria ed in Corea, ipotecherebbe a beneficio altrui il proprio avvenire. La guerra adunque, oppure rassegnarsi a non esistere come potenza progredita ed in grado quindi di civilizzarsi sempre più e civilizzare. Anche se la guerra venisse per ora evitata, essa scoppierebbe in seguito: nè la Russia può retrocedere nè il Giappone tollerare le rapaci sue voglie.
Intanto offriamo ai lettori una nitida carta del teatro della guerra, perchè essi possano farsi un’idea della rispettiva posizione dei due belligeranti: due per ora, chè tutto lascia credere a lotta aperta diventerebbero tre. Al possesso della Manciuria, dove i russi si stabilirono e di dove non vogliono evacuare, è infatti più direttamente interessato l’Impero cinese, remissivo sin qui per prudenza. Che la guerra incominci, e la Cina non potrà non associarsi, per tornaconto e per affinità di razza, al Giappone, quantunque le ultime notizie rechino che lo stesso Giappone avrebbe esortato la Cina alla più stretta neutralità, limitandosi a mantenere l’ordine in tutto l’Impero, a proteggere i forestieri ed a vigilare specialmente le due province di Sciang-Tung e Yun-Van per impedire che le altre Potenze, col pretesto di reprimere i disordini, possano invaderle con un danno, forse irreparabile, di entrambi. Comunque se dovesse scoppiare, la lotta fra l’orso russo e il gatto giapponese (la similitudine è abbastanza esatta anche rispetto alla popolazione dei due Imperi: 137 milioni la Russia e 47 il Giappone) diventerebbe formidabile… nonostante l’esistenza del Tribunale arbitrale dell’Aja, così caro allo zar Nicolò II. Guerra lontana, si dice, ma è certo che il contraccolpo giungerebbero dovunque.
Assai imbarazzata deve essere, ad ogni modo, la potente Inghilterra, dal momento che un anno fa essa concluse un trattato di alleanza col piccolo ma ardito Giappone. All’Italia, comunque, non spetta altro compito che quello di star a vedere. Al conflitto, se mai, essa non prenderà parte che col lavoro dei propri cantieri navali. È noto che a Genova furono costruiti per conto dell’Argentina due eccellenti incrociatori sul tipo del nostro Garibaldi intitolati, intitolati Moreno e Rivadavia, varati uno nell’ottobre 1902 e l’altro nel febbraio 1903. Il mese scorso, e mentre erano ancora a Genova, l’Argentina li vendè al Giappone, che li ribattezzò Kasuga e Nisshim. Mentre scriviamo essi viaggiano verso il Giappone. Giungeranno a destinazione, o la squadra russa che li segue li catturerà prima? Quale parte rappresenteranno nel conflitto? Diamo una fotografia delle due gagliarde navi da guerra nel porto di Genova, di dove salparono definitivamente il 9 corrente.