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 1904  gennaio 04 Lunedì calendario

Il radio e il futuro della società

Si narra che a Tiberio imperatore si presentasse un orafo greco, dicendosi inventore di un nuovo metallo bianco, lucente, duttile e leggero; ed in prova delle sue parole gli mostrava degli eleganti ninnoli, anfore e vasellami simili, nell’aspetto, all’argento, ma assai più leggeri.
Tiberio, temendo che quella scoperta non avesse ad avvilire il prezzo dell’argento e degli altri metalli preziosi, fece uccidere l’orafo, e distruggere gli oggetti. Così andò perduto il segreto dell’alluminio, che giacque indisturbato nel grembo della terra per oltre diciotto secoli.
Oggi la società si trova minacciata da un pericolo ben più grave di quello temuto dal sospettoso tiranno di Roma. In Francia, la terra classica delle rivoluzioni, si è scoperta una sostanza nuova, ribelle e misteriosa, sovvertitrice di ogni legge conosciuta, di cui alcuni eminenti scienziati, costituitisi suoi sacerdoti e seguaci, vanno predicando alle folle stupite le meravigliose virtù. Il radio ha avuto un battesimo dei Messia e non vi è chimico illustre, o giornalista improvvisato chimico, che non abbia voluto forzare il suo tributo d’incenso e di mirra. Di oro, no; perché il re dei metalli è vile appresso il nuovo venuto, come lo sono, a suo confronto, le perle e i diamanti. Non se ne possiede ancora che pochi grani, di valore inverosimile, e già si grida al miracolo. Esso ha fornito a Sir William  Ramsay ed a Sir Oliver Lodge la base di una teoria, la quale, per le conseguenze che ne possono derivare, supera d’importanza qualunque sconvolgimento politico.
Non starò a ripetere quanto ha formato il tema di lunghe corrispondenze sopra i giornali. Brevemente, si è trovato che gli elementi in peso di peso atomico elevato, come l’uranio e il radio, si decompongono continuamente in elementi di peso atomico più leggero. Ora l’oro è una sostanza ad alto peso atomico, ed il  Ramsay opina che esso vada lentamente convertendosi in argento e rame. Ma se l’oro si può trasformare in altri metalli, non sarà possibile il processo inverso? Una volta scalzato il principio fondamentale della irriducibilità delle sostanze elementari, nessuna metamorfosi diventa impossibile. Il valore scientifico della scoperta è stato già troppo lumeggiato, perché vi si ritorni sopra. È la chimica del Medio-Evo che si avvera, il sogno di cinque secoli che diventa realtà. La chimica moderna ritorna sopra i suoi passi, ridiventa bambina, tende le mani agli oscuri e derisi cultori dell’alchimia, ai filosofi-profeti della Grecia.
 
Ma qui si affaccia la domanda: dobbiamo noi veramente rallegrarci di questa scoperta? Ci siamo proprio resi ragione del suo significato delle sue conseguenze? Se fosse possibile trasformare il piombo, il ferro, il rame, in oro e d’argento, la base nostra civiltà verrebbe a mancare. Le provviste d’oro accumulato nei sotterranei delle banche, le riserve metalliche dei Governi, diventerebbero mucchi di metallo senza valore. I grandi centri finanziari del mondo, che devono loro importanza al movimento di capitali, si troverebbero rovinati.
Certo una tale catastrofe non avverrebbe di punto in bianco. Per qualche anno le monete d’oro e d’argento continuerebbero a circolare con valore fittizio, artificialmente sorretto da misure legislative; ma di guisa che la somma dei metalli preziosi aumenterebbe e scemerebbe il loro valore intrinseco, anche il valore nominale, che con quello deve avere un certo rapporto, precipiterebbe. Un napoleone, o una sterlina non verrebbero più di un biglietto di banca fallita; rappresenterebbero, è vero, una certa quantità di lavoro, ma incapace di essere realizzato perché la base di valori sarebbe sparita.
Le banche chiuderebbero i loro sportelli, le riserve di capitali cesserebbero, ogni impiego di denaro verrebbe meno, le nazioni che devono la loro floridezza alle miniere aurifere, come il Transvaal e l’Australia, sarebbero rovinate; tutto l’elaborato sistema commerciale, colossale e mirabile edificio, alla cui costruzione l’uomo attese per tanti secoli, crollerebbe, poiché  non vi sarebbe più nessun intermediario degli scambi, nessun criterio misuratore dei prezzi.
Passata la prima confusione prodotta dalla immane catastrofe, gli uomini si accorgerebbero che l’antica civiltà è per sempre sparita. Un comune denominatore dei valori è condizione essenziale di vita civile. Per naturale, secolare selezione l’oro era stato assunto a quest’ufficio, al quale raccomandavano la sua relativa scarsità in natura, la sua malleabilità e durevolezza. Nessun’altra sostanza lo potrebbe sostituire. Non i metalli più vili, argento o rame, che si trovano in troppa abbondanza sulla superficie della terra; non le pietre preziose, troppo esigue numero, varie di forma e di dimensioni, irriducibili ad un’unica unità di valore, malagevoli all’uso quotidiano. Chi saprebbe infatti, nell’affrettato baratto giornaliero, distinguere un diamante chimico da uno naturale, un rubino da un pezzo di vetro colorato in rosso?
La distruzione della società, quale ora la intendiamo, sarebbe certa, ineluttabile conseguenza. Il commercio ritornerebbe allo stato di baratto; le pubbliche finanze, le Società commerciali, tutte le aziende che riposano sul credito, sparirebbero. Le relazioni fra uomo e uomo diventerebbero più semplici, quasi primitive. Le grandi città industriali e commerciali rovinate, gli Stati più poveri, la popolazione diminuirebbe. Il principio della divisione del lavoro, fondamento della nostra società e condizione del commercio internazionale, sarebbe scosso. Le professioni ed i mestieri più complessi diventerebbero impossibili; e in questa nuova età di Saturno – sarebbe un’ironia un controsenso chiamarla età dell’oro! – la vita diventerebbe più rude, più aspra, più uniforme ed infinitamente più triste e noiosa.
L’oro è stato tanto maledetto come la radice di ogni male, che abbiamo finito quasi per dimenticare le sue buone qualità. Abbiamo dimenticato che esso è il fondamento di questa laboriosa civiltà, orgoglio e miseria de’ nostri tempi. Che senza di esso, piccola vite inavvertita, tutto il superbo meccanismo si sfascerebbe.
La scienza moderna, eminentemente sovversiva, compie le sue rivoluzioni nei gabinetti nei laboratori; le conseguenze si ripercuotono poi con un’infinità di echi, nel mondo. Alla mente umana non è dato di abbracciare subito tutta quanta la portata di una scoperta, come questa del radio, la quale ha riscosso il plauso degli scienziati e dei profani di due continenti. La Commissione di premi Nobel e la Società Reale d’Inghilterra, in riconoscimento del valore scientifico della scoperta, hanno dato ai coniugi Curie premi e medaglie. Ma la sua portata sociale sarà compresa solo negli anni a venire. Ai posteri il decidere se la società ci avrà guadagnato o perduto. E questa sentenza conterrà implicitamente la giustificazione dell’Istituto Reale d’Inghilterra o… dell’imperatore Tiberio.