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 2014  dicembre 08 Lunedì calendario


I cavallini della Giara che diffidano dall’uomo e non si adattano alle sue regole e che per questo sopravvivono, liberi e indomabili, al centro della Sardegna da 2500 anni

La loro fortuna è che non sono buoni. Né per il macello, né per essere addestrati al galoppo. I cavallini della Giara diffidano dall’uomo e non si adattano alle sue regole: per questo sopravvivono, liberi e indomabili, al centro della Sardegna da 2500 anni. Sono rimasti in seicento e si spartiscono un altopiano di quarantacinque chilometri quadrati. Non sono mai entrati in una stalla e a 600 metri sul livello del mare combattono una sfida vitale con le mucche che hanno invaso il loro regno: sono troppe e troppo voraci. E i piccoli puledri (alti massimo un metro e venti), si ritrovano spesso senza cibo. Colpa anche di un’estate che si prolunga fin quasi a dicembre e che brucia l’erba della Giara.

Per fortuna c’è qualcuno che sparge foraggio e li soccorre. Ma molti non ce la fanno: cadono a terra e si abbandonano al destino. Le immagini choc dei cavallini morti e agonizzanti commuovono e scatenano polemiche: «Queste sono le regole della natura, le uniche a cui sono soggetti gli animali allo stato brado – racconta Roberto Sanna, una guida turistica che i puledri riconoscono dal fischio – Ogni volta che ne incontriamo uno in difficoltà facciamo di tutto per salvarlo, ma solo i più forti sopravvivono». «Quest’anno sono morti 30 esemplari – precisa subito il sindaco di Gesturi, Gianluca Sedda – Ma la buona notizia è che ne sono nati 130».
La Giara è un’oasi aperta al pubblico. Non si paga il biglietto ma è necessario conoscere bene le strade. Arrivando dal centro di Tuili si oltrepassa un cancello arrugginito che non è mai chiuso a chiave: «Serve solo per impedire alle auto e alle moto di invadere la riserva», dice un pastore che custodisce le sue pecore dall’altro lato della valle. Roberto Sanna conosce i sentieri più rapidi per raggiungere le sorgenti e gli abbeveratoi. Ecco i cavallini: immobili e mimetizzati tra le querce. Sembrano mansueti, ma avvicinarsi è troppo rischioso. Tre branchi si dividono pochi ciuffi di foraggio rimasti, il pasto avanzato dal giorno prima. 
In autunno i “giarini” non sono vivaci: per le lotte e gli accoppiamenti bisogna aspettare la primavera, ora cercano cibo. Disperatamente. Hanno poche forze, quasi non riescono a correre, ma gli stalloni non rinunciano a difendere le femmine e ad allontanare i rivali. «Un altro motivo per cui qualche cavallino rischia di morire: se resta isolato non riesce neanche a mangiare e se non è forte si ritrova presto in difficoltà». 
Il raduno dei puledri è nella zona di Pauli Majori. Qui c’è il lago più grande ma le piogge degli ultimi giorni non hanno cancellato le tracce della siccità. «L’acqua sulla Giara – fa notare la guida – ha un ruolo fondamentale, soprattutto in primavera: le paludi vengono ricoperte di vegetazione e da ranuncoli d’acqua, di cui i cavallini vanno ghiotti. D’estate, quando i laghetti iniziano a prosciugarsi, restano i pascoli verdi dove gli animali si radunano». 
In questi giorni l’allerta è massima. I volontari della cooperativa Sa Jara Manna controllano l’altopiano alla ricerca di animali in difficoltà. Un sistema di soccorso efficiente ancora non esiste, perché il progetto da 600 mila euro presentato alla Regione (e già finanziato) è bloccato dalla burocrazia. A Setzu, uno dei quattro paesi che si dividono la Giara, è stato allestito un ospedale per i cavallini: sei sono ricoverati: qualcuno ricomincia a saltellare.
A prendersene cura, quasi giorno e notte, c’è Ottavio Melosu, veterinario dell’agenzia regionale Agris: «Quando finiscono a terra e si procurano ferite profonde alle zampe o alle anche non riescono a rimettersi in piedi. Sono arrivati qui con piaghe gravissime. Credo che a provocare la caduta sia la leptospirosi: il batterio, su cui sono in corso le analisi, potrebbe essersi diffuso con la contaminazione degli abbeveratoi».
In attesa che la Regione Sardegna avvii il progetto di salvaguardia, per i cavallini sardi è iniziata una “colletta alimentare”. L’associazione ambientalista “Gruppo di intervento giuridico” di Cagliari ha aperto una sottoscrizione e le donazioni sono arrivate da tutta Italia e dall’estero. «Gli animali non sono abbandonati – ripete il sindaco di Tuili, Antonino Zonca – ma col nostro progetto sarebbe possibile migliorare le strade, creare un sistema di approvvigionamento idrico e acquistare mezzi di soccorso adatti». I cavallini, però, quando stanno male preferiscono nascondersi.