Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2000  aprile 12 Mercoledì calendario

Ogni mese in India c’è una nuova rete tv

E’ lontano il tempo in cui a Nuova Delhi i ricchi affollavano le camere dei palazzi dotati d’antenna per vedere alla Cnn la guerra del golfo. A dieci anni di distanza, più o meno ogni mese una nuova rete tv si affaccia sull’etere indiano e oltre 45 ormai trasmettono dall’estero via satellite. Con il suo miliardo di abitanti l’India è un mercato che fa gola ai magnati del piccolo schermo. Ruper Murdoch di recente è stato a Bangalore. Con lui, per un sondaggio di mercato, c’era Kerry Packer, altro barone australiano dei media (specializzato in sport, soprattutto cricket, vera passione nazionale indiana). Il potenziale del mercato televisivo indiano è enorme, solo 65 milioni di persone possiedono una tv. L’80% dei residenti nelle aree urbane la guarda ma percentuale cade al 30 nelle campagne (dove abita gran parte della popolazione). Secondo uno studio del Centro francese del commercio estero, il 75% degli apparecchi sono ancora in bianco e nero e non possono ricevere più di 12 programmi. L’esplosione del cablaggio nelle città ha rivoluzionato un mercato dominato dalla Doordashan che copre quasi tutto il territorio e raccoglie a tutt’oggi il 70% dell’audience ma deve diversificarsi per resistere alla concorrenza. Doorashan possiede anche sei reti regionali in altrettante lingue locali, una rete sportiva, una d’informazione non-stop e una generalista orientata verso un pubblico cittadino. I gruppi che fanno più soldi e si sono date più da fare di fronte alla concorrenza straniera sono Sun Tv, di Kalanidhi Maran, che diffonde in tamil nel sud dell’India, e soprattutto Zee Tv, creata nel ’92 in società con Star. Zee Tv, prima rete generalista in lingua indi, di proprietà del miliardario Subbash Chandra, ha guadagnato nel ’99 300 milioni di dollari, rilevato la quota di Star e conquistato la vetta dell’auditel. Il gruppo Zee (10 reti, 130 milioni di telespettatori) si appresta a investire 1,5 miliardi di dollari sui mercati stranieri in sviluppo tecnologico (fibre ottiche). Questo successo dimostra che il mercato indiano resta indiano: i telespettatori privilegiano le reti nelle lingue locali, i film e l’intrattenimento made in India. In un Paese dove ci sono 14 lingue ufficiali e la popolazione di ciascuno dei Grandi stati supera quella di una grande stato europeo, gli esperti concordano nel dire che il futuro è nel locale. Il gruppo Sun, che ha tre reti in lingua tamil (d’informazione, cinema e musica) ne ha sviluppato tre in lingua kannada per la Karnatka, in telegu per l’Andhra-Pradesh e in malese a Kerala. Star, che trasmette soprattutto in inglese, s’indianizza e Star-Plus sarà d’ora innanzi una rete indi. Zee, che ha già quattro reti regionali, ne prevede dodici per la fine dell’anno. L’indianizzazione non risparmia neppure la Bbc che ha delle trasmissioni prettamente indiane, Discovery Channel o National Geographic, tradotte in indi (stesso discorso per Cartoon Netwoork). L’americana Mtv diffonde il 70% di musica e video indiani. La competizione si spiega con l’importanza del mercato pubblictario indiano e con il numero di abbonati potenziali per le reti a pagamento. Secondo il periodico ”Médias”, il mercato pubblicitario indiano, a partire dal ’90, è passato da 460 milioni a cinque miliardi e mezzo di dollari. Doordashan, che nel ’95 ne aveva quasi il monopolio, ha una quota pari a un quarto, malgrado il numero ancora elevatissimo di spettatori. Questo perché il mercato è legato alle realtà e alle lingue locali. Delle 45 reti satellitari ricevute in India, 30 sono a pagamento (tutte quelle che trasmettono sport, tre delle quali cricket, passione nazionale). Il satellite è la nuova frontiera ed ancora del tutto deregolata. La legge di riferimento per l’emittenza televisiva è del 1885. Una nuova viene annunciata da anni ma il mercato ha sempre superato il legislatore. Saigal Chatterjee, redattore capo del gruppo Zee: ”Lo sviluppo del mercato è stato possibile per la mancanza di regole. Nessuno pretende la libertà totale ma neanche norme troppo rigide.” Una delle leggi più attese è quella per la ricezione diretta via satellite. I grandi gruppi sono pronti e i cablatori inquieti per una svolta che li minaccia, anche se le persone in grado di dotarsi di decoder e antenna satellitare è intorno al milione. Si tratta però dei ricchi, gente che viaggia, ha l’auto e attira i pubblicitari. Il mercato pubblicitario in una Paese dove quasi 400 milioni di persone vivono con meno di un dollaro al giorno non è estendibile a tutti e gli specialisti sostengono che solo i grandi gruppi resisteranno.