Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2014  ottobre 08 Mercoledì calendario


Volkswagen sostituirà con robot i lavoratori che vanno in pensione

«Quando gli operai nati con il baby boom andranno in pensione li sostituiremo (almeno in parte) con dei robot». L’annuncio shock arriva da Horst Neumann, capo del personale della Volkswagen, il quale - in un articolo per la "Sueddeutsche Zeitung" - spiega che tra il 2015 e il 2030 Vw in Germania perderà per pensionamento 32mila dipendenti più che nella media di lungo periodo. «Per questo abbiamo la possibilità di sostituire le persone con i robot e ciononostante di assumere giovani ai livelli attuali» spiega Neumann.
Il manager Volkswagen ricorda sì che i robot sostituiscono per lo più compiti monotoni e fisicamente pesanti («Non bisogna rimpiangerli, se ci sono alternative migliori»); ma il motivo della sostituzione è naturalmente economico: «Non potremmo rimpiazzare tutti questi lavoratori con altri assunti» perché occorre contenere i costi. «Nell’industria automobilistica tedesca il costo del lavoro è superiore ai 40 euro all’ora, nell’Europa dell’Est sono 11, in Cina 10 – scrive Neumann –: ma già oggi il costo di un sostituto meccanico per lavori di routine in fabbrica si aggira intorno ai cinque euro. E con la nuova generazione di robot diventerà presumibilmente ancora più economico».
La sostituzione del lavoro manuale con i robot non è naturalmente una novità; generalmente avviene per ondate tecnologiche ed è correlata al costo relativo dell’automazione rispetto alla manodopera (più elevata dove la manodopera costa di più). Il conto di Volkswagen sui robot comprende tutti i costi, e Neumann ricorda come il progresso nei robot stessi li renderà in grado in futuro di svolgere compiti sempre più delicati, come per esempio alcune attività di montaggio all’interno della vettura.
Quanti sono i lavoratori alle catene di montaggio di Volkswagen? «Circa metà di quelli che lavorano alla produzione». Il "buco demografico" della forza lavoro in Germania arriva dunque a proposito per il gruppo: permetterebbe infatti a Vw di sostituire gli operai con i robot senza aumentare il tasso di disoccupazione. Il titolo dell’articolo di Neumann ("Una grossa chance per il lavoro: nei prossimi anni i baby boomers andranno in pensione") suona però ironico, se si pensa agli anni – lontanissimi – in cui a Wolfsburg affluirono decine di migliaia di italiani, turchi e slavi a produrre il Maggiolino.
Il discorso di Neumann ha due spiegazioni. Da un lato, pur con una quota dominante in Europa, Vw ha margini non molto superiori alla concorrenza (c’è chi li stima vicini al pareggio), proprio a causa dell’inefficienza delle fabbriche tedesche. Dall’altro Neumann (che essendo nato nel 1949 andrà in pensione prima di tutti i baby boomers) può permettersi di fare un discorso simile poiché Volkswagen ha le fabbriche che girano in Germania, se non a pieno regime, almeno a una velocità tale da non ingolfare i conti: l’utilizzo della capacità produttiva nel 2014 è stimato all’82% dai consulenti di AlixPartners, contro un 46% in Italia.