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 1992  maggio 25 Lunedì calendario

I funerali di Falcone e della Morvillo

•  Nel Duomo di Palermo si svolgono i funerali del giudice Giovanni Falcone, di sua moglie e degli uomini della scorta uccisi sull’autostrada che collega Palermo all’aeroporto di Punta Raisi con una carica di tritolo. La rabbia dei palermitani si scaglia contro i politici al suon di “Buffoni-Buffoni”:«Si sono assiepati a migliaia sotto la pioggia, nella porzione di piazza lasciata libera dalla forze dell’ ordine e in un lunghissimo tratto di via Roma. Sono studenti, gente comune, lavoratori in un atmosfera di tensione contenuta e di commozione. Si sono aperti solo pochi varchi per far passare i sindaci che indossavano le fasce tricolori seguiti dai gonfaloni dei loro comuni. La folla ha sottolineato con applausi o con fischi l’arrivo di quelle personalità che hanno preferito entrare nella basilica di San Domenico dalla porta principale» (così l’Ansa delle 14.22).  
• «Io sono forse l’unica amica che Giovanni ha avuto qui. Sabato sono andata a Palermo ma l’ho fatto alla chetichella, tardi, quando tutti se n’erano andati. E domenica mattina sono tornata presto all’obitorio, perché volevo essere sola come era stato solo Giovanni. Non volevo vedere lo scempio che si sta verificando oggi a Palermo, con i funerali di Stato. Voi avete fatto morire Giovanni Falcone, voi con la vostra indifferenza, le vostre critiche. Non potrò mai dimenticare quel giorno a Palermo, due mesi fa, quando a un’assemblea dell’associazione magistrati le parole più gentili per Giovanni, soprattutto da sinistra e da Magistratura democratica, erano di essersi venduto al potere. Mario Almerighi lo disse, “Falcone è un nemico politico”. E un conto è criticare la superprocura, un conto è dire – come il Csm, i colleghi, gli intellettuali del fronte antimafia – che Falcone era un venduto, una persona non più libera dal potere politico”.  Giovanni aveva scelto l’unica strada per continuare a aiutare i colleghi, andando al ministero per fare sì che si realizzasse quel progetto rivoluzionario di una struttura unica per combattere la mafia. A quanti colleghi che sono qui ho cercato di fare aprire gli occhi, ma sono stata spazzata via anch’io perché ero amica di Falcone. I colleghi che stamattina sono a Palermo fino all’altro ieri dicevano di diffidare di Giovanni. Gherardo Colombo, tu diffidavi di Falcone, perché sei andato ai funerali? E l’ultima ingiustizia Giovanni l’ha subita proprio dai giudici di Milano, la rogatoria per lo scandalo delle tangenti gliel’hanno mandata senza gli allegati. Mi telefonò e mi disse: “Che amarezza, non si fidano del direttore generale degli affari penali”. C’è tra voi chi diceva che le bombe all’Addaura le aveva messe Giovanni o chi per lui. Abbiate il coraggio di dirlo adesso, e poi voltiamo pagina. Se pensate che non era più autonomo, libero, indipendente, perché andate ai suoi funerali? Dalla Chiesa non può andare ai funerali, Orlando non può andare. Se i colleghi pensano che in questi due anni Giovanni Falcone si sia venduto lo dicano adesso, vergogniamoci e voltiamo pagina. Ciao, Giovanni» (Ilda Boccassini).    
• «Io vi perdono, ma voi vi dovete inginocchiare…» (Rosaria Costa, moglie dell’agente di scorta Vito Schifani).  
• Il cardinale Pappalardo allora vescovo di Palermo, che celebrava il rito funebre, nell’omelia buttò lì un interrogativo al quale nessuno si è dato risposta: chi ha riferito che Giovanni Falcone in quel giorno e a quell’ora si sarebbe trovato su quella strada che dall’aeroporto di Punta Raisi? [Leggi qui l’articolo di Lodato uscito sull’Unità del 23/5/1992]