Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1992  maggio 23 Sabato calendario

La mafia uccide Giovanni Falcone

• Francesca Morvillo è in commissione per gli esami di magistratura all’hotel Ergife a Roma, al termine, Giovanni Falcone la va a prendere all’ora di pranzo.  
• Alle 16.45 un jet dei servizi segreti, con a bordo il giudice  Falcone, 53 anni, e Francesca Morvillo,46, parte da Roma Ciampino. 53 minuti dopo atterra a Punta Raisi. In Sicilia c’è il sole. Ad aspettarlo la scorta con tre Fiat Croma blindate, una blu che avrebbe aperto il corteo, una bianca per il giudice e una azzurra. Giuseppe Costanza è il suo autista: «Quando scese dall’aereo era di buon umore. Mi chiese le chiavi. Mi disse che aveva voglia di guidare. Così io mi sistemai dietro. Lui e la moglie davanti». Alle 17.56 e 48 secondi, al chilometro 5 della A29, in zona Capaci, una carica di cinque quintali di tritolo esplode. Una fiammata, un boato, poi fumo nero. La Croma blu salta in aria. Gli agenti di scorta Vito Schifani, di 27 anni, Antonio Montinaro e Rocco di Cirillo, di 30, muoiono sul colpo. La Croma bianca, che viaggiava a 150 all’ora, urta violentemente il muro di asfalto e cemento sollevatosi con l’esplosione. Prima si accartoccia, poi si apre a metà. Giovanni Falcone viene schiacciato dall’urto del tritolo e dall’auto che sbatte impazzita, Francesca finisce sui vetri in frantumi, le si spezzano le caviglie, le si squarcia il ventre, l’autista che sta dietro è in trappola, prigioniero fra le lamiere, ma vivo. Falcone e sua moglie vengono trasportati all’ospedale civico di Palermo alle 18.47 un medico firma il cartellino d’entrata. Alle 19.05 il giudice Falcone muore per emorragia interna dopo che, per trenta minuti, i dottori hanno tentato di rianimarlo. Qualche ora dopo, intorno alle 23 muore anche Francesca Morvillo per un emorragia durante un intervento chirurgico. Rimangono feriti Salvatore Costanza, gli agenti di scorta della terza auto: Paolo Capuzza, Gaspare Cervello e Angelo Corbo, e alcuni automobilisti che si trovavano a passare al quinto chilometro Vincenzo Ferro, Eberhard e Eva Gabriel, Pietra Ienna Spanò e Oronzo Mastrolio.  
• «Stavo parlando con il dottor Falcone. Ho sentito un boato enorme, poi non ricordo più nulla. Mi sono risvegliato in un lettino d’ospedale, con mia moglie accanto. Ma loro... loro non ci sono più». E adesso, tornerà a fare questo lavoro? Giuseppe Costanza
• La bomba ha provocato una pioggia di diverse tonnellate di detriti anche sulla carreggiata attigua che corre verso Punta Raisi investendo in pieno una Fiat Uno verde con due turisti austriaci a bordo e una Opel Corsa sballottolata per cinquanta metri e rimasta sospesa su una fiancata, mentre un’altra auto che seguiva casualmente il corteo di Falcone, una Lancia, si è bloccata col muso affondato fra le macerie. «Sembrava l’Etna. Ho visto una fumata da lassù, sono arrivato qui correndo e l’ho tirato fuori io Falcone. Ho bloccato l’auto e l’ho fatta di corsa. S’è fermata una pattuglia della polizia. Non volevano che mi avvicinassi. Ma era vivo. Anche la moglie si muoveva. E io li ho presi lo stesso...». racconta l’unico testimone, Salvatore Gambino, 30 anni, un uomo smilzo e deciso che in quel momento passava con la sua macchina da un ponte sull’autostrada, lo svincolo di Capaci. Mostra i pantaloni, la camicia, le mani sporche di sangue descrivendo il volo della prima auto, scaraventata verso sinistra, oltre la carreggiata attigua, cinquanta metri più in là, fra gli ulivi bruciacchiati dove i vigili del fuoco hanno dovuto lavorare per un’ora con grandi cesoie per estrarre i corpi a brandelli di tre ragazzi giovanissimi, Vito Schiafani, Rocco Dicillo e Antonio Montinari.  
• «Per me la vita vale come il bottone di questa giacca, io sono un siciliano, un siciliano vero» (così il giudice Falcone era solito rispondere alle innumerevoli minacce di morte).  
• Borsellino, saputo dell’attentato mentre si trova dal suo barbiere in via Riccardo Zandonai, corre all’ospedale civico, dov’è ricoverato Falcone in fin di vita. Poco dopo arriva anche Antonio Ingroia, che ricorda: «Lo trovai appoggiato contro il muro, il capo chino, il volto stanco. Era come... svuotato. È come se fosse invecchiato tutto in una volta. Ha raccolto l’ultimo respiro di Giovanni Falcone. La sua voce rivela il vuoto assoluto nel quale è appena precipitato: “È morto così, tra le mie braccia”». Lucia scoppia in un pianto dirotto. Il padre la riprende dicendole di non dare spettacolo. Ma pochi istanti dopo anche lui crolla nello stesso pianto abbracciandosi alla figlia». [Bongiovanni-Baldo 2011] [Borsellino - leggi tutta la cronologia]  
• Il tenente colonnello Sergio De Caprio, ex capitano Ultimo, arriva a Palermo alle 23: «Quel giorno sono sceso da Milano a Palermo, insieme con Ilda Boccassini, il magistrato. C’era la luce rossa del tramonto lungo il tragitto aereo. Siamo atterrati alle 11 di sera. Ci aspettavano due macchine, siamo corsi all’obitorio. La prima cosa che ho visto entrando era il sacco coi vestiti dei tre poliziotti morti. Accanto al sacco scarpe spaiate. Poi c’era la porta, la tavola d’acciaio con Giovanni Falcone coperto per metà da un lenzuolo. Sembrava dormisse. Volevo piangere ma non ci sono riuscito. Volevo gridare ma sono rimasto in silenzio».  
•  «È come se il mio cervello si fosse fermato, da quando ho ricevuto la notizia della morte di Giovanni Falcone. Sono svuotato, non posso dire null’altro, non ho la forza di parlare… È come se anch’io fossi sotto l’effetto di una bomba il mio cervello è fermo, in tilt, bloccato. Non riesco in questo momento a ragionare, a capire i motivi di questa strage. Dentro di me è come se fosse sceso un black-out completo. Un amico, un fratello, più che un collega  e io mi sento come uno al quale hanno ucciso appunto un amico, un carissimo familiare. A Falcone, come molti sanno, mi legava un rapporto straordinario che andava molto al di là del semplice legame di lavoro» (il magistrato Giuseppe Ayala).  
•  «Giovanni era il migliore ed ora è morto. Perché l’hanno ucciso? Perché era l’oggetto di un odio implacabile. Di un odio irriducibile. Falcone non era più il supergiudice Antimafia. Adesso era un magistrato ministeriale, il più ascoltato consigliere dell’ Esecutivo in materia di lotta contro la criminalità organizzata. E stava organizzando con me una lotta più efficace, più sistematica, più organica e continua. Per me era diventato come un fratello» (Claudio Martelli)  
•  «È un attentato di estrema gravità. Falcone è morto e la strage di Palermo ancora una volta ha dimostrato l’alto livello organizzativo della mafia. E si ha la sensazione che, con questa tragica azione, Cosa nostra sia voluta entrare direttamente nella gestione della politica» (Domenico Sica).  
•  «Sono rimasto molto scosso per l’assassinio di Falcone. Per tanti anni, è stato un mio acerrimo nemico, eppure devo riconoscere che era un uomo d’onore. Forse l’unico vero uomo d’onore che la Sicilia abbia mai avuto» (il pentito Tommaso Buscetta)   Antonio Montinaro  Antonio Montinaro, 27 anni, palermitano, capelli scuri lunghi, sorriso accattivante, cordiale ma fermo nel respingere tante volte i giornalisti che tentavano l’assalto al bunker di Falcone. Aveva fatto la scuola di polizia di Bad e Carros in Sardegna. Era stato inviato in Sicilia, temporaneamente, ed era stato assegnato al servizio scorte, Giovanni Falcone. Nei mesi scorsi aveva aperto un piccolo negozio di detersivi per la moglie. Da quando Falcone aveva assunto il nuovo incarico di direttore degli Affari penali del ministero di Grazia e Giustizia, Antonio era stato prestato ad altre personalità da scortare, ma non mancava mai l’appuntamento del weekend con Falcone. Da quando il giudice metteva piede a Palermo a quando riprendeva l’aereo per Roma, Antonio gli stava alle costole. Lascia una moglie, Rosalia, 22 appena, ed una figlia di 4 mesi.