12 marzo 1992
Tags : Cronologia di Giovanni Falcone
La mafia uccide Salvo Lima
• Alle 9.20, Salvo Lima esce dal cancello della sua villa in viale delle Palme a Mondello. Sulle spalle il loden verde. Ad attenderlo, dall’altra parte del marciapiede, il suo amico Alfredo Li Vecchi, professore universitario, e in una Opel Vectra c’è Nando Liggio, assessore provinciale al Patrimonio, anche lui amico dell’europarlamentare e come lui esponente della corrente andreottiana della Dc. Devono andare insieme all’hotel per preparare la due giorni di convegno. Lima siede accanto al sedile di guida, quando vede due giovani con giubbotti e caschi integrali, poi vede la pistola puntata al finestrino, sente esplodere i primi colpi che però falliscono il bersaglio. La macchina frena e Lima apre la portiera e scappa. Francesco Onorato: «Ho organizzato tutta la fase esecutiva, aspettavamo il segnale del telefono per avvicinarci al momento dell’uscita di casa di Salvo Lima. La motocicletta era rubata. Noi eravamo armati. Indossavamo giubbotti antiproiettili. Appena lo abbiamo visto ci siamo avvicinati alla sua auto, Lima era con altri due. D’Angelo che era con me era emozionato, li ha sorpassati troppo. Così mi sono girato e gli ho sparato dei colpi di pistola per bloccarli. Sono sceso dalla moto, ho inseguito Lima e gli ho sparato. Riina ci disse di ammazzarli a tutti, anche se non era solo, allora ho cambiato pistola, mi era rimasto solo un colpo in canna. Così ho preso un’altra pistola per uccidere anche gli altri due politici ma non me la sono sentita. Mi sono sentito di graziarli. Li ho evitati. Poi Riina e Biondino mi hanno rimproverato per questo. Tutto è finito lì. Tanto non erano i bersagli, importante era uccidere Lima».
• «Tornano, Madonna santa, tornano... » (queste le ultime parole di Salvo Lima).
• Nando Liggio: «Ero arrivato a Villa Danae quando l’onorevole Lima e il professor Li Vecchi stavano già per uscire. Dovevano recarsi all’hotel Palace per concordare gli ultimi dettagli di una grande festa in onore di Andreotti. Mi hanno chiesto di accompagnarli e io ho accettato Abbiamo imboccato via delle Palme. Non ci siamo accorti di nulla. All’improvviso, i primi tre spari che hanno raggiunto il parabrezza, il finestrino laterale e una ruota. Nessuno, almeno così mi sembra, è stato raggiunto dai proiettili. Io, che stavo leggendo il giornale, non ho avuto il tempo di capire. Ho sentito soltanto le ultime parole di Salvino e l’ho visto scappare a piedi. E’ riuscito a percorrere una trentina di metri, ma è stato raggiunto da un killer che lo ha finito con un colpo alla nuca. Poi con Li Vecchi siamo scesi e ci siamo nascosti dietro i cassonetti. Solo quando non abbiamo sentito più sparare e il rombo della moto che andava via abbiamo capito che ci avevano risparmiato».