21 giugno 1989
Attentato a Falcone
• All’Addaura, in una villa che Giovanni Falcone ha affittato, sono stati piazzati cinquanta candelotti di esplosivo tra gli scogli. Attilio Bolzoni su Repubblica: «Doveva morire alle otto del mattino sulla scogliera, lontano dai bunker e dalle auto blindate. Doveva saltare in aria insieme alla moglie Francesca, alla villa dove abitavano, ai bagnanti che ogni giorno scendono nella borgata dell’Addaura per godersi il primo sole. Un pulsante luminoso, il radiocomando a microonde azionato probabilmente da una barca, venti chili di esplosivo nascosti in una borsa. Una sacca impermeabile di colore azzurro, 58 candelotti di gelatina a pochi metri dalla casa estiva del giudice Giovanni Falcone. Un attentato alla libanese, una strage per far fuori il nemico numero uno della mafia siciliana. Per ucciderlo sono venuti dal mare. Due sub, due uomini che nella notte si sono arrampicati sugli scogli, hanno sistemato l’ordigno, sono scivolati in acqua. Un piano quasi perfetto. Ma quel pulsante non è stato pigiato, qualcosa non ha funzionato nell’organizzazione militare del massacro. Quei venti chili di esplosivo avrebbero demolito anche le ville vicine, disintegrato alberi e piloni di cemento nel raggio di 70 metri. La storia del fallito attentato a Falcone comincia alle sette e un quarto del mattino alle pendici di Montepellegrino sul lungomare dell’Addaura, un vialone che parte dalla città e va sempre più restringendosi quando si avvicina a Mondello». [Leggi qui tutto l’articolo]
• Con il giudice e la Morvillo anche due magistrati svizzeri Claudio Lehmann e Carla Del Ponte che Falcone aveva invitato per farsi un bagno.