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 1984  giugno 27 Mercoledì calendario

Falcone vola in Brasile per far parlare Buscetta

• I giudici Giovanni Falcone e Vincenzo Geraci volano a San Paolo nella speranza di convincere Buscetta a collaborare ma lui rifiuta. Cercano anche di sapere qualcosa in più su la grande guerra di mafia del 1981-1983. Buscetta in Italia deve rispondere assieme ad altre 161 persone (il rapporto dei 162) per associazione a delinquere. È ritenuto inoltre mandante di alcuni omicidi. [Sta. 28/6/1984; Rep. 29/6/1984]
• «Ho incontrato Buscetta la prima volta nel luglio 1984 a Brasilia (Giovanni Falcone nel libro Cose di Cosa nostra scrive che incontra per la prima volta Buscetta nel luglio 1984 ma la Repubblica riportava già la notizia del suo viaggio in Brasile il 29/6/1984 e La Stampa al 28 con partenza quindi il 27, ndr). Era stato appena arrestato (Tommaso Buscetta è stato arrestato dalla polizia brasiliana il 25 ottobre 1983, a San Paolo, 8 mesi prima che Falcone volasse a Brasilia per interrogarlo, ndr) e io avevo compilato un elenco di domande che, secondo la procedura, gli sarebbero state poste da un giudice brasiliano. Entrando nella stanza dove si svolgeva l’interrogatorio, fui colpito nel vedere Buscetta accompagnato dalla moglie e mi misi sul chi vive. Buscetta rispondeva evasivamente alle domande del mio collega brasiliano e, mentre mi chiedevo se non stessi perdendo il mio tempo, il boss dei due mondi, per dirla con i giornali del tempo, si rivolse a me: “Signor giudice, per rispondere a una domanda del genere non basterebbe tutta la notte”. Mi rivolsi al magistrato italiano che mi accompagnava e, suscitando la sua incredula ilarità, gli dissi: “Credo proprio che quest’uomo collaborerà con noi”. La frase che mi aveva rivolto costituiva infatti un segnale inequivocabile di pace e di apertura. Tutto è messaggio, tutto è carico di significato nel mondo di Cosa Nostra, non esistono particolari trascurabili. È un esercizio affascinante che esige tuttavia una attenzione sempre vigile. Tommaso Buscetta è un modello in questo campo e ho l’impressione che i nostri rapporti siano sempre stati in codice» (Giovanni Falcone). [Falcone-Padovani]