Roberto Raja, 24 luglio 1919
Tags : La Grande Guerra
Cadorna e i generali responsabili di Caporetto
• Roma - La Commissione d’inchiesta su Caporetto, istituita il 12 gennaio 1918 dopo la disfatta italiana sul fronte dell’Isonzo, presenta al capo del governo Nitti le conclusioni del suo lavoro (di pubblico dominio ai primi di agosto, saranno discusse in Parlamento in settembre). In 241 sedute iniziate il 15 febbraio 1918 la commissione ha ascoltato oltre mille testimoni ed esaminato un gran numero di documenti. Nella relazione finale indica come responsabili del disastro di Caporetto Cadorna e altri alti ufficiali, tra i quali il suo antagonista, il generale Capello, ma ne ignora altri, come Badoglio, che era al comando di uno dei corpi d’armata che cedettero più rapidamente all’attacco austro-tedesco.
• «Ma com’era possibile indagare liberamente su Caporetto se l’ex ministro dell’Interno di quei giorni [Boselli, ndr] era salito alla presidenza del Consiglio e se l’ex ministro della Guerra [Giardino] assieme all’ex comandante [Badoglio] di un corpo d’armata sfondato sull’Isonzo erano stati promossi a vice comandanti supremi? Il timore del governo, e in subordine dei militari, era che le forze politiche che si erano opposte alla guerra potessero riprendere libertà d’azione sotto le vesti di un’inchiesta». Nel complesso comunque il lavoro della commissione scontenta più gli ex interventisti che gli ex neutralisti, per la «sostanziale assoluzione guadagnata dai socialisti, dai neutralisti e dai cattolici: i quali erano i principali accusati del bollettino del 28 ottobre» [S].
• L’abolizione della censura sulla stampa, il 1° luglio, ha aperto un’aspra polemica contro la guerra e Cadorna e riacceso lo scontro tra neutralisti (socialisti e giolittiani) e interventisti. Come quattro anni prima, «i socialisti e i neutralisti assunsero le vesti dei nemici interni, degli odiosi detrattori della patria. [...] Il vento di destra cominciò a prendere forza nel paese. Le manifestazioni che denunciavano la guerra come inutile massacro furono represse. Prese il via un’intensa campagna di celebrazioni volte ad assorbire il trauma dei lutti e a tramutarlo in contemplazione rispettosa della grandezza nazionale» [T].