29 settembre 1984
Il blitz di San Michele
•Questa notte sono stati emessi 366 mandati di cattura emessi da 5 giudici del pool antimafia di Palermo in base alle rivelazioni di Buscetta circa delitti mafiosi: 60 arresti di «buon livello», 250 provvedimenti notificati ad altrettanti detenuti, una cinquantina di latitanti e una comunicazione giudiziaria, per associazione a delinquere, anche contro l ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino (tra Roma, Milano, Frosinone e Sicilia).
• Nell’elenco ci sono proprio tutti: dai Greco, i Marchese, i Vernengo, Riina, Provenzano, Riccobono, Zanca a degli insospettabili della Palermo bene. Cerasa su Rep.: «Vent’otto degli arrestati sono stati trasportati con un aereo speciale fino a Pisa, da dove hanno raggiunto diversi penitenziari: Firenze, Livorno e l’isola di Pianosa. Sono finiti in manette anche costruttori conosciuti in città Giovanni Pilo e Luigi Fardetta, Giuseppe Spadaro, fratello del potente don Masino, attualmente in carcere per una storia di droga e per l’omicidio Dalla Chiesa; Giuseppe Greco, figlio di don Michele, il super boss di Croceverde Giardini. E poi commercianti di tappeti, distillatori di vino, vecchi mafiosi come Giusto Picone e Calcedonio Sciarrabba, che riportano alla mente i tragici fatti dei primi anni 70. [Cerasa, Rep. 30/9/1984]
• Conferenza stampa al Palazzo di Giustizia di Palermo. È la prima uscita pubblica nel Pool antimafia costituito da Antonio Caponnetto, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Vincenzo Pajono, Ayala.
• Verso mezzogiorno Caponnetto e Pajno annunciano il via al maxiprocesso.
• Antonio Caponnetto rende pubblica la notizia che un signore di nome Tommaso Buscetta, boss storico della mafia, si è pentito e che le sue rivelazioni hanno dato modo al pool di catturare quasi mezzo migliaio di trafficanti di eroina palermitani e siciliani: «Non ci troviamo più di fronte a diversi processi di mafia. Questo è il processo alla mafia. Non è azzardato dunque parlare di operazione storica. Siamo riusciti finalmente a penetrare nel cuore della struttura mafiosa».
• Vincenzo Pajno, procuratore della Repubblica: «Un grosso successo, superiore alle attese della vigilia. Ma soprattutto è il risultato di un lavoro di collaborazione tra l’ufficio istruzione e la Procura. Io ve lo avevo promesso: Pajno risponde con i fatti alle polemiche, non con le parole e le insinuazioni». [Leggi qui l’articolo di Giuseppe Cerasa del 30/9/1984]