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 2007  agosto 20 Lunedì calendario

Bambini zingari bruciati. La pericolosità dei russi. Discesa della Borsa. Questa crisi e quella del 1929

Bambini zingari bruciati. La pericolosità dei russi. Discesa della Borsa. Questa crisi e quella del 1929. La massa dei derivati.

Sandro Filippini la accusa per le cose sostenute dopo la storia dei quattro bambini zingari bruciati nella loro buracca. Lei ha detto che gli zingari «sono civilmente sottosviluppati» e questa frase la qualifica come un razzista. Non è vero poi - dice Filippini - che i rom rifiutino l'integrazione: semplicemente essi non «accettano di vivere secondo quelli che sono i nostri ideali. Per loro il concetto di proprietà è molto vago. Tendono a non lasciare niente dietro di sé, anche se vivono in case e non in roulotte o baracche e se sono andati a scuola o ci mandano i bambini. Pensano al giorno per giorno e non all'accumulazione per il domani. È questo che li fa diversi da noi, non la mancata integrazione». Filippini le ricorda che opinioni come la sua hanno preparato il genocidio nazista degli zingari...
Cinquecentomila persone, lo so. Il pezzo non era razzista e io non sono razzista. Il problema è se noi crediamo che mandare i figli a scuola, rispettare le donne, non vivere alle spalle degli altri siano conquiste civili o no. Gli zingari, appunto, non mandano i figli a scuola, non rispettano le loro donne (alle cui spalle vivono e che fanno abortire senza remore), vivono per quanto possibile sfruttando illegalmente la comunità ai cui margini si piazzano. Non è forse vero che campano prevalentemente di furti e di accattonaggio? In questo senso, ribadisco che, a parer mio, si tratta di una civiltà arretrata. Ma, arretrata o no, poiché vengono spontaneamente in Italia, si tratta di stabilire che fare, cioè di fissare i limiti della nostra tolleranza. Il nostro concetto di tolleranza è talmente esteso da ammettere qualunque comportamento da parte di chiunque? Io dico di no, io penso che siamo comunità anche noi. Se gli zingari - come chiunque altro - vogliono vivere qui, imparino l'italiano, rispettino le nostre leggi, si integrino. Non mandare i figli a scuola è un reato. L'accattonaggio pure. Il furto anche. Istituiamo un ufficio centrale per affrontare la questione. Chiamiamo a far parte di questo ufficio gli stessi zingari che si sono già integrati. Censiamoli, in modo da conoscere le coordinate del problema (i 160 mila zingari che stanno in Italia non vengono censiti perché i politici hanno paura che questa operazione sembri razzista). Consideriamo i campi o le casette o i villaggi non come un modo per liberarci del problema, ma come un passaggio temporaneo che deve portare o all'integrazione definitiva o all'espulsione. Definiamo i termini di questa integrazione e concediamola pure senza limiti (voto attivo, elettorato passivo) ma pretendendo il superamento di un esame non formale che garantisca l'integrazione avvenuta. Non vedo invece soluzioni sulla solita strada del piagnisteo, della commiserazione e dell'autoflagellazione con cui ci consoliamo da decenni della nostra ipocrisia e inefficienza. Vale per gli zingari e vale per tutte le altre comunità che vogliono stare in mezzo a noi, cinesi inclusi.

Paolo Briatico: «Circa la pericolosità dei russi e di una nuova guerra, le ricordo che per ora chi attacca preventivamente nazioni e popolazioni indifese è l'America. Meglio forse preoccuparsi di loro, non crede?». Un altro lettore, Onesto Pantacorbace, si chiede se Putin non abbia poi qualche ragione nel fare quello che fa.
Sì, molte ragioni. Lo scudo americano progettato nell'Europa orientale ha un'aria provocatoria e non è affatto certo che serva a tenere a bada gli iraniani. Idem per l'ingresso nella Nato di Georgia e Ucraina, un modo sicuro per far infuriare Mosca. Concordo sulla pericolosità americana, purché non si dimentichi che Putin impedisce una soluzione concordata in Kosovo perché non vuole un precedente che può essere usato contro di lui in Cecenia. Tutta la faccenda del Gruppo di Shanghai di cui abbiamo parlato ieri è comunque inquietante.

Il lettore Mario De Angelis vuol sapere se esiste un record di discesa della Borsa.
Nel '29 Wall Street andò giù per tre anni consecutivi. Non so se è un record, però ci somiglia.

A proposito di 1929, la lettrice Clara Piccone le domanda se questa crisi assomiglia al 1929 o no.
Molto simile. Nel '29 si trattava di terreni in California: invece di venderli si commercializzava un'opzione che dava diritto a comprarli dopo un certo periodo di tempo. Poi si emetteva un'opzione a comprare l'opzione. Poi un'opzione a comprare l'opzione che dava il diritto di comprare l'opzione. Il terreno che dava valore all'operazione era sempre più lontano. A un certo punto crollò tutto.

Il lettore Carlo Tonini teme che le succeda qualcosa per aver scritto ciò che gli altri tengono nascosto e cioè che la massa dei derivati è dieci volte il pil mondiale.
Grazie al lettore Tonini. Non mi succederà niente e non sono l'unico ad averlo scritto.