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 2014  marzo 05 Mercoledì calendario

Biografia di Ercole Incalza

• Francavilla Fontana (Brindisi) 15 agosto 1944. Ingegnere. Architetto. Dirigente statale in pensione. Dal 2001 al 31 dicembre 2014 a capo della struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
• Arrestato il 16 marzo 2015 nell’ambito dell’inchiesta Sistema della procura di Firenze (che conta in tutto 51 indagati e 4 arresti tra cui quello di Stefano Perotti, vedi) sulla Tav e su numerosi lavori legati alle grandi opere. Secondo i pm, Incalza sarebbe stato il principale artefice del «sistema corruttivo» scoperto. Sarebbe stato lui, in particolare, in qualità di «dominus» della Struttura tecnica di missione del ministero, ad organizzare l’illecita gestione degli appalti delle Grandi opere, con il diretto contributo di Perotti, cui veniva spesso affidata la direzione dei lavori degli appalti incriminati.
• «Un super burocrate schivo e riservato. Con la fama di grande tecnico. Apprezzato e rispettato perché memoria storica delle grandi opere, di quelle realizzate e delle incompiute: perlomeno fino alla bufera giudiziaria che ieri lo ha investito. Lui, Ercole Incalza, capace di resistere a sette governi e a cinque ministri, da 14 anni era nella stanza dei bottoni del ministero delle Infrastrutture. Per questo sul suo tavolo, al secondo piano del Palazzone di Porta Pia, sono passati tutti i principali piani di sviluppo infrastrutturale del Paese, dalla Tav all’Expo» (Umberto Mancini) [Mes 17/3/2015].
• Incalza appare nel mondo dei lavori pubblici alla fine degli anni ’70 alla Cassa per il Mezzogiorno, della quale diventa dirigente nel 1978, assumendo nel marzo 1980 la responsabilità del Progetto Speciale dell’Area Metropolitana di Palermo. Giovane socialista pugliese approda al ministero dei Trasporti con Claudio Signorile. Nel 1983 è consigliere del ministro dei Trasporti, poi nel giugno 1984 assume la responsabilità di Capo della Segreteria Tecnica del Piano Generale dei Trasporti.
• «Aveva più competenza e autorevolezza dei ministri che serviva. A partire da quel Signorile con cui Incalza, nel 1988, lanciò il Piano generale dei Trasporti, un documento che scrisse di prima mano con Gianfranco Legitimo e che era talmente all’avanguardia allora da costituire poi una Bibbia in materia di infrastrutture e trasporti almeno per i successivi 25 anni. Lungimiranza, capacità di visione a 360 gradi, attenzione alla questione infrastrutturale (le cartine di Silvio Berlusconi a Porta a porta arriveranno solo 13 anni dopo ma saranno più o meno quelle) erano gli ingredienti del successo di quel lavoro, come pure era presente in quel lavoro il limite che sempre sarà poi rimproverato a Incalza: l’approccio “faraonico” alla pianificazione, con l’inclusione di centinaia di opere e fabbisogni finanziari ultramiliardari» (Giorgio Santilli) [S24 17/3/2015].
• Dal 1991 ha lavorato per l’alta velocità, «quando Fs fondò la Tav e lui ne divenne amministratore delegato (…) Per varie vicende, sempre legate a cantieri e all’alta velocità, Incalza è stato coinvolto in 14 procedimenti giudiziari e in tutti e 14 i casi ne è uscito con il proscioglimento» (Cosimo Caridi) [Fat 16/5/2013].
• Nel 1998 finisce ai domiciliari insieme all’ex presidente di Italferr Maraini. Ma presto torna alla ribalta al ministero di Porta con Pietro Lunardi.
• «Voglio ringraziare davanti a tutti una persona che ho incontrato in questi anni, un prezioso collaboratore del ministro Lunardi, ma prezioso collaboratore di tutti noi. Volevo presentare e fare un applauso a Ercole Incalza, che è una persona eccezionale e un patrimonio per il nostro paese» (Maurizio Lupi al meeting di Rimini del 23 agosto 2005).
• Al centro di una polemica anche per un casa “scajolata” (“a sua insaputa”, termine coniato da Antonio Di Pietro a Radio24). Il genero Alberto Donati l’ha raccontata così alla Finanza: «Io e mia moglie cercavamo una casa e tramite mio suocero Ercole Incalza, all’epoca consigliere del ministro Lunardi, su suggerimento dato da Angelo Balducci a mio suocero, fummo contattati dall’architetto Angelo Zampolini. Il 7 luglio 2004 noi consegnammo l’intera cifra pattuita, che era di 390 mila euro». Alberto Statera: «Ma nel 2004 una casa di otto vani e passa nei pressi di piazzale Flaminio a Roma valeva il quadruplo. E infatti il solito architetto Zampolini (lo stesso della casa di Scajola) consegnava ai venditori altri 520 mila euro in assegni circolari e 300 mila in assegni bancari» [Rep 17/3/2015].
• Nel 2006 quando Antonio Di Pietro arriva al ministero delle Infrastrutture, gli revoca il contratto: «Il suo nome mi diceva qualcosa. Già c’erano state delle indagini nei suoi confronti, tutte concluse con un proscioglimento. Inoltre mi ricordavo di lui perché, mentre era in corso Mani Pulite, scoprimmo che parlava con diversi imprenditori coinvolti in quella indagine. Nel giro di pochi giorni, quindi, non solo gli revocai l’incarico, ma poiché era una sorta consulente esterno nominato dal ministro, lo tolsi proprio dal ministero» (a Valeria Pacelli) [Fat 17/3/2015].
• Nel gennaio 2013 è indagato a Firenze per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e all’abuso perché insieme con la presidente di Italferr ed ex presidente della Regione Umbria Maria Rita Lorenzetti avrebbe agevolato il consorzio Nodavia (capeggiato dalla coop rossa Coopsette) nell’ambito dei lavori dell’alta velocità di Firenze. Secondo i pm «Incalza portava un rilevante contributo agli obiettivi dell’associazione in quanto dirigente dell’Unità di Missione del Ministero cui faceva riferimento l’appalto Tav di Firenze, si attivava per attestare falsamente che l’autorizzazione paesaggistica non era scaduta e che i lavori erano iniziati entro i 5 anni e successivamente attestava che le varianti al progetto non erano essenziali (…) Lo scavo del tunnel dell’alta velocità, per i pm, poteva lesionare le fondamenta della Fortezza. » [L43 21/2/2014].
• Nell’ordinanza della procura di Firenze del marzo 2015 si legge: «Come emerge dalle indagini Incalza dirige con attenzione ogni grande opera, controllandone l’evoluzione in ogni passaggio formale: è lui che predispone le bozze della legge obiettivo, è lui che, di anno in anno, individua le grandi opere da finanziare e sceglie quali bloccare e quali mandare avanti, da lui gli appaltatori non possono prescindere».
• «Non si contano i ministri con i quali il signore degli appalti ha “servito”, in ossequio all’aureo detto andreottiano secondo il quale i ministri passano e i dirigenti restano. Solo negli ultimi anni sono stati cinque: da Lunardi a Di Pietro, da Matteoli a Passera, fino a Lupi. In un modo o nell’altro, tutti gli sono grati e hanno chiuso gli occhi (o forse li tenevano fin troppo aperti) sui quattordici procedimenti cui è stato sottoposto e gli altrettanti proscioglimenti. Il suo caso è nel palmares dell’avvocato Titta Madia. È vero che alcuni proscioglimenti sono stati per prescrizione e fu prescritto anche il processo in cui era accusato di aver corrotto il giudice proprio per ottenere l’archiviazione, ma l’avvocato Madia ha ragione di gloriarsi: “Per lui 14 proscioglimenti e mai una condanna. Un vero e proprio recordman” (… ) Ma la trasversalità, oltre alla perfetta conoscenza di norme, artifici e malizie dei pubblici appalti e a una totale spregiudicatezza, è l’unica vera religione di Incalza. Una sola volta comparve quasi da comprimario in un’operazione politica, nel 1996, all’epoca del cosiddetto “tentativo Maccanico”. Caduto il governo Dini, il giurista consigliere di Stato laico e repubblicano che era stato anche presidente di Mediobanca, doveva costituire un governo tecnico formato da esponenti dei due poli di sinistra e di destra, al quale da molti mesi stava intensamente lavorando anche il presidente delle Ferrovie dello Stato Lorenzo Necci, che con Incalza era stato l’artefice del progetto dell’alta velocità. Nel governo che avrebbe visto insieme Pds e Forza Italia, avallato dal presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, Necci, di antiche simpatie lamalfiane, sarebbe stato vicepresidente del Consiglio e super-ministro alle infrastrutture e Incalza, suo braccio destro, ben più che un semplice sottosegretario: l’uomo che avrebbe sbloccato per sempre la macchina inceppata delle Grandi Opere d’Italia. Pinuccio Tatarella, mente pensante di Alleanza Nazionale, era entusiasta del progetto, ma Gianfranco Fini si mise di traverso e contribuì a farlo fallire» (Alberto Statera) [Rep 17/3/2015].
• «È uno di quei personaggi in grado di risolvere ogni problema, un po’ come l’uomo con la valigia di Pulp fiction. Nessuno può farne a meno» (Rita di Giovacchino) [Fat 13/5/2010].
• «Ercolino... è lui che decide i nomi... fa il bello e il cattivo tempo ormai là dentro... o dominus totale. Senza il suo intervento al 100% non si muove una foglia... si sempre tutto lui fa... tutto tutto tutto!... ti posso garantire... ho parlato con degli amici... [...] vabbè... non l’hanno capito che la gente si sta scocciando di tutte queste porcate e prima o poi farà casino» (così il dirigente delle Fs e consigliere del ministero delle Infrastrutture, Giovanni Paolo Gaspari, descrive Incalza in una telefonata intercettata dal Ros il 25 novembre del 2013).
• Molto amico di Maurizio Lupi, che chiese a Incalza di incontrare il figlio Luca, promettente ingegnere appena laureato (che poco dopo si è trovato in un cantiere Eni raccomandato da Stefano Perotti). «Era anche il suo paroliere. Il che spiega perché se lo tenesse ben stretto, anche da pensionato, con consulenze co.co.co. E perché minacciasse di far cadere il governo nel caso in cui la sua struttura fosse stata smantellata. Senza Ercolino, Lupi si sentiva perduto. Gli mancava la parola» (Marco Travaglio) [Fat 17/3/2015].
• «Il legame tra Lupi e Incalza era talmente stretto che il 2 luglio scorso, quando ha dovuto rispondere alle interrogazioni parlamentari, il ministro Maurizio Lupi si è fatto scrivere il discorso dal difensore di Ercole Incalza, l’avvocato Titta Madia. E pur di difendere il ruolo di quel manager ormai in pensione, ha minacciato addirittura di far cadere il governo. Perché in realtà era proprio Incalza il vero potente, capace di guidare le scelte di politici e imprenditori, di condizionare le scelte degli uomini di governo pronti a correre in suo soccorso quando era in pericolo la riconferma come dirigente della Struttura tecnica di missione, cabina di regia di tutte le grandi opere, dalla Tav all’Expo passando per la Metro C di Roma, quella di Milano e i grandi tratti autostradali, compresa la Salerno-Reggio Calabria. Nel computer conservava una lettera spedita nel 2004 a Silvio Berlusconi per chiarirgli i motivi della nomina a Provveditore di Angelo Balducci, a riprova dell’esistenza di una “rete” clientelare che dura da oltre dieci anni» (Fiorenza Sarzanini) [Cds 17/3/2015].
• «Incalza, che è stato al ministero per anni e ha lavorato con tutti i ministri, tranne Di Pietro, è stato il padre della Legge Obiettivo. È uno dei tecnici più stimati nel suo settore, anche in Europa ce lo invidiavano» (Maurizio Lupi a Francesco Bei) [Rep 17/3/2015].