27 febbraio 1992
Le rivelazioni di Pupo a Sanremo
• Pupo, dopo l’eliminazione, spara una bordata: «Di questo Festival non voglio parlare per non fare il solito eliminato che recrimina. Di quello dell’84, però, l’ultimo a cui ho partecipato, voglio dire che il mio manager, la mia casa discografica e io spendemmo 25 milioni a testa per ottenere un buon piazzamento». Con sprezzo del pericolo per l’immaginabile mitragliata di smentite o di querele, Pupo rincara la dose: «Allora per i cantanti in gara si votava con la schedina del Totip. E il giochetto stava proprio nel meccanismo delle schedine, un imbroglio «legalizzato». Fui chiamato anche in quell’edizione all’ultimo momento. Mi offrirono di sostituire la Goggi malata benché non avessi chiesto di partecipare al Festival. Un dirigente della mia casa discografica mi disse: «La canzone è bella, però puoi arrivare al massimo quarto. I giochi sono già stati fatti». Arrivai quarto, vinsero Romina e Al Bano».
Se ne pentirà dopo sei ore, ricavando solo dei «buu» da parte di chi aveva ascoltato attentamente il suo «j’ accuse». Nella rettifica scritta dirà: «Fui io ad acquistare le schedine». Aggiungendo a voce: «Non ho mai messo in dubbio che questo Festival sia pulito»