Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  agosto 25 Giovedì calendario

Penati, il gip respinge la richiesta d’arresto

• Per il Pd il caso Penati si rivela ogni giorno più imbarazzante e, forse, addirittura devastante. Filippo Penati, 49 anni, è stato sindaco di Sesto San Giovanni, poi presidente della provincia di Milano, quindi membro della direzione nazionale del partito e capo della segreteria politica di Bersani. Insomma, un pezzo grosso dell’area democratica. I magistrati di Monza però, basandosi sul racconto di due imprenditori e su un bel po’ di sms e telefonate intercettate, lo accusano adesso di aver intascato in 17 anni tangenti per 9 milioni di euro. Il gip Anna Magelli ha respinto la richiesta d’arresto, con l’argomento che non ci sono prove sufficienti per la concussione, mentre per la corruzione (a suo dire indubitabile) è già scattata la prescrizione. Il segretario del Pd Bersani ha seguito tutta la vicenda col sistema dei punti esclamativi. «Non può essere! Non ci credo! Non mi capacito!». Traduzione: il Pd non c’entra, Penati è un caso isolato. Gli avversari del Pdl, ma anche un’area consistente dello stesso Pd, sostengono invece che il caso Penati è la manifestazione più clamorosa di un sistema di potere che mescola politica e affari. Penati dovrà spiegarsi davanti alla commissione di garanzia, il tribunale interno del Pd. Autorevoli esponenti del partito, per esempio Violante, lo hanno invitato a rinunciare alla prescrizione. [Giorgio Dell’Arti, Vty 31/8/2011]