Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1963  novembre 29 Venerdì calendario

Johnson istituisce la commissione Warren

• Il presidente Johnson, per indagare sull’assassinio di Kennedy, istituisce la commissione Warren.  «A uccidere il presidente Kennedy è stato un solo killer. Non ci sono elementi per ritenere che ci siano stati complici né, tanto meno, mandanti. L’unico responsabile dell’omicidio Kennedy è dunque Lee Harvey Oswald, ammazzato da un altro assassino solitario, Jack Ruby. È questa la verità ufficiale che emerge dagli otto tomi e dalle 18 appendici (300mila parole in tutto) del rapporto Warren sul delitto di Dallas. Earl Warren, presidente della Corte suprema (il più alto magistrato di tutta l’America), ex governatore repubblicano della California, un paio d’ occhialetti leggeri su un volto per bene, capelli bianchi tirati all’indietro, conservatore moderato, un tentativo fallito di arrivare alla Casa Bianca nel 1948 come vice di Thomas Dewey, è l’uomo incaricato dal presidente Johnson di indagare sulla morte di Kennedy. Warren si circonda di big: senatori, diplomatici, governatori. C’è, nella Commissione, anche il futuro presidente degli Stati Uniti Gerald Ford, a quel tempo deputato repubblicano. Ci sono, infine, 27 fra i migliori avvocati d’America assunti come consulenti. Dopo dieci mesi di lavoro, alla vigilia delle elezioni presidenziali (in cui Johnson sconfiggerà il repubblicano Barry Goldwater), Warren pubblica il suo rapporto. Sulla dinamica dell’omicidio la Commissione non ha dubbi: sono stati sparati tre colpi da un unico fucile che si trovava al sesto piano del deposito di libri, in Elm Street. Il primo di questi colpi ha ferito Kennedy alla schiena e alla gola, trapassandola, prima di ferire il governatore Connolly; il secondo proiettile è andato a vuoto, mentre il terzo ha colpito Kennedy alla testa. Quando i colpi sono partiti la limousine presidenziale aveva già superato la curva di Elm Street (sopra la quale si trova il deposito di libri), perciò tutti i proiettili sono arrivati da dietro. Il passaggio meno verosimile è quello che riguarda il primo colpo sparato da Oswald. Si tratta del cosiddetto "proiettile magico": sarebbe entrato nella schiena del presidente, sarebbe stato deviato dall’osso della clavicola per poi uscire dalla gola di Kennedy, conficcandosi nella schiena di Connolly (che era seduto davanti al Presidente) per spezzare una costola del governatore, trapassandone il busto, rimbalzare poi sulla mano destra dello stesso Connolly, ferirlo infine al ginocchio sinistro ed essere ritrovato, intatto, sulla barella del governatore. Come mai la Commissione Warren sostiene questa tesi tanto improbabile? Il punto è che il fucile trovato al sesto piano del deposito di libri, questo è certo, ha sparato soltanto tre colpi. La primissima indagine, quella compiuta dall’ Fbi, aveva stabilito che il primo proiettile aveva ferito Kennedy, il secondo aveva colpito Connolly e il terzo aveva spappolato il cervello del presidente. Ma i risultati dell’indagine dell’Fbi erano stati smentiti dal filmato girato dal sarto Abraham Zapruder, un cittadino di Dallas che stava riprendendo, con la sua cinepresa da dilettante, il passaggio di Kennedy. Dal filmato si ricava che tra il momento in cui il primo proiettile colpisce Kennedy e il momento in cui viene ferito Connolly passano 2,3 secondi. Ora, è impossibile ricaricare il fucile Mannlicher Carcano in un lasso di tempo così breve. Non è dunque assolutamente ipotizzabile che la prima ferita di Kennedy e la ferita di Connolly siano state causate da due colpi sparati dallo stesso fucile. La Commissione Warren deve fare i conti con questo imbarazzante filmato. Ma pur di non ammettere la possibilità che un altro fucile abbia sparato quel giorno a Dallas, la Commissione preferisce sposare la teoria del proiettile magico che ferisce in più punti sia Kennedy sia Connolly». [Alessandro Gilioli, Eur. 1/9/2011]  [sulle teorie a proposito del delitto Kennedy, leggi anche gli articoli di Vittorio Zucconi e di Federico Rampini].