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 1963  novembre 24 Domenica calendario

Jack Ruby spara a Oswald

• Dopo un giorno e mezzo di interrogatori per l’omicidio di Jfk, Lee Oswald dev’essere trasferito nel carcere della Contea. È domenica 24 novembre, Lyndon B. Johnson ha già giurato come 36° Presidente degli Stati Uniti. Lee Harvey Oswald è formalmente accusato di aver ucciso John Kennedy e l’agente Tippit. L’indiziato più famoso d’ America viene trasportato negli scantinati del commissariato. Due agenti, tenendolo per le braccia, lo accompagnano verso un furgone blindato. Un uomo grosso con un cappello scuro gli sbarra la strada e gli spara un colpo, secco, nel petto, a due centimetri dal cuore. Oswald contorce il volto in una smorfia di dolore che milioni di americani vedono, in diretta, sulla rete televisiva Nbc. Oswald muore pochi minuti dopo, nello stesso ospedale dove era stato ricoverato Kennedy, sotto i ferri dello stesso chirurgo che aveva tentato di salvare il presidente. Il suo assassino, Jack Ruby, 53 anni, non oppone resistenza. Scapolo, corpulento, nato a Chicago da una famiglia di ebrei polacchi, ex barista, ex pugile, ex sindacalista mezzo malavitoso e mezzo informatore della polizia, Jacob Rubenstein (questo il suo vero nome) di mestiere gestisce con la sorella Eva un locale notturno di dubbia fama a Dallas, il Carousel. Come fa a trovarsi nello scantinato di mattoni rossi del commissariato di Dallas quella mattina? Addosso non gli viene trovato alcun lasciapassare, ma Ruby è amico di molti poliziotti, forse è per questo che nessuno lo blocca all’ingresso. O forse, prima di sparare a Oswald, si è liberato di un tesserino fornitogli dai suoi mandanti. Ai poliziotti (prima) e ai giudici (poi) Ruby ripete senza scomporsi la sua verità: ha agito da solo, sparando a Oswald per vendicare Kennedy. Ma Ruby non era mai stato un kennediano, non si interessava di politica. Solo una volta, subito dopo la condanna a morte a cui lo destina una giuria di Dallas, Ruby si lascia scappare parlando ai giornalisti: «II mondo non saprà mai i veri motivi di quel che è successo: quelli a cui è convenuto mettermi in questa situazione non lasceranno che le cose vengano a galla». Nient’ altro. La pena capitale non verrà eseguita, perché Jacob Rubenstein muore per tumore ai polmoni il 3 gennaio 1967 [Alessandro Gilioli, Eur. 1/9/2011].