15 ottobre 2011
Gli Indignati a Roma
• Sabato 15 ottobre si sono svolte in 952 città sparse in 82 paesi manifestazioni dei cosiddetti “indignati”, persone di ogni età, anche se tendenzialmente giovani, offese dalla prepotenza finanziaria delle banche, che ci ha condotto alla crisi attuale, e dall’insipienza dei governi che prima hanno lasciato fare e poi si sono mostrati assai solleciti nei salvataggi degli istituti di credito responsabili di quanto avvenuto. Queste le idee generali del movimento, che ha sfilato ovunque senza incidenti o quasi. Non a Roma però, dove una manifestazione imponente di forse addirittura centomila persone è stata, più che turbata, svuotata di senso da 500-1000 black bloc che hanno incendiato automobili, tirato bombe carta, invaso una chiesa distruggendone gli arredi sacri – tra cui un crocefisso e una statua della Madonna -, infranto vetrine dei negozi, molte volte devastati e rapinati. Danni per forse cinque milioni di euro. Dodici arrestati. Feriti 135 civili e 105 militari. Clamorosa l’azione dei violenti contro un blindato della polizia fermo nei pressi della piazza San Giovanni: lo hanno assalito, incendiato e fatto esplodere, mentre il militare che si trovava all’interno – lasciato evidentemente solo – è fuggito a gambe levate, ripreso insistentemente dalla telecamere. Umiliante la scena dei black bloc, liberi di sparare a loro piacimento. Umiliante anche la scena di un tutore dell’ordine pubblico, che, peraltro comprensibilmente, se la dà a gambe levate.
• Parecchie questioni. La prima: come mai in tutto il mondo si può manifestare senza che accada nulla e da noi invece no? Domanda che ne sottende un’altra: come mai i black bloc hanno scelto proprio l’Italia per la loro prova di forza? Le risposte a queste domande aprono questioni spinosissime: il nostro paese è troppo garantista? Da noi la tolleranza è ormai solo un travestimento della debolezza e addirittura dell’impotenza? Dell’evidente decadenza in cui siamo caduti è responsabile il giustificazionismo, esemplificato nell’aneddoto anni Settanta in cui i giudici chiedono all’assassino: «In che cosa abbiamo sbagliato?»? Maroni difende il suo operato, sostenendo che «ci poteva scappare il morto», e dunque la tenuta delle forze dell’ordine dovrebbe essere considerata esemplare. Sul sito Poliziotti.it si leggono parole di avviso completamente diverso. «Dopo Genova – scrive per esempio Dago113, un agente in incognito – nessuno ha voglia di passare per lo sbirro cattivo, meglio far la parte del fancazzista. Si campa più a lungo». Gli risponde Leone 17: «Perché non interveniamo? Perché non abbiamo più voglia di essere indagati, condannati, messi alla gogna e fare un mutuo pure per ripagare questi rifiuti della società». E Soldato.blu: ««Dopo Genova c’è gente che si è ipotecata casa per pagare i danni ed io, il mio esiguo stipendio, me lo voglio mangiare e non certo regalare a qualche avvocato o a qualche babbione con la cresta da gallo in testa. Fin quando questi politici continueranno ad ingozzarsi senza pensare ad altre modalità di gestione dell’ordine pubblico, io continuerò a guardarmi le chiappe: sfasciano? Si riaggiusterà. Bruciano? idem. Distruggono statue sacre in puro stile talebano? Ci penserà la chiesa a scomunicarli». Gli agenti protestano anche, accingendosi a manifestare, per il fatto che nell’ultima legge di stabilità sono tagliati altri 60 milioni alla sicurezza. [Giorgio Dell’Arti]