8 maggio 1998
Tags : Lodo Mondadori
L’accusa: per prendersi la Mondadori Berlusconi pagò tangenti
• Dagli uffici del pool Mani pulite parte una nuova mossa che segna un’impennata nell’inchiesta aperta contro Silvio Berlusconi: quella per le tangenti che, secondo l’ipotesi dei giudici, la Fininvest avrebbe distribuito, attraverso gli avvocati Cesare Previti e Attilio Pacifico, a una serie di magistrati romani. «Ci accusano di avere aggiustato dei processi – protestavano nei mesi precedenti Previti e i suoi coimputati – ma non ci dicono neanche quali processi sarebbero». Oggi la Procura colma la lacuna. Berlusconi, Previti, Squillante e Pacifico sono sospettati di avere comprato la sentenza della Corte d’appello di Roma che il 14 gennaio 1991 risolse a favore della Fininvest la battaglia contro Carlo De Benedetti per il controllo della casa editrice Mondadori (e quindi dell’Espresso e di Repubblica). Una delle vicende economico-giudiziarie più rilevanti e controverse del dopoguerra venne decisa dalla Corte d’appello di Roma annullando il lodo arbitrale che sei mesi prima aveva dato ragione a De Benedetti.
• Praticamente la procura di Milano avrebbe scoperto che un mese dopo la sentenza uno dei giudici che la presiedeva, Vittorio Metta, aveva ricevuto 434 mila dollari da Cesare Previti, uno degli avvocati del gruppo Fininvest e amico intimo di Berlusconi, tramite un conto corrente riconducibile alla società offshore All Iberian, controllata da Berlusconi. Metta avrebbe poi usato quei soldi per acquistare un appartamento, e in seguito avrebbe anche iniziato a collaborare con lo studio di Previti. I giudici di Milano chiedendo conto della provenienza di quei soldi, ricevono in risposta che erano parte di un’eredità recentemente acquisita.
• Da un articolo di Repubblica: «Che quella sentenza fosse sotto la lente d’ingrandimento del pool lo si era intuito già verso la fine dello scorso anno, quando Ilda Boccassini e Gherardo Colombo – i due pm più direttamente impegnati su questo versante – avevano iniziato a interrogare alcuni tra i protagonisti di quella battaglia legale. Davanti ai sostituti milanesi erano sfilati prima De Benedetti, poi Corrado Passera e Vittorio Ripa di Meana, entrambi all’epoca consiglieri della Mondadori; l’allora presidente della Consob, Bruno Pazzi, e Giuseppe Ciarrapico. Ma si era trattato, o almeno così sembrava, di interrogatori esplorativi. Alcuni dei testimoni, come Pazzi, dichiararono che la clamorosa sentenza della Corte d’appello romana era stata preannunciata da insistenti voci di corridoio. Ma nessuno aveva parlato alla Boccassini o a Colombo di tangenti». [Luca Fazzo, 9/5/1998]