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 1990  giugno 29 Venerdì calendario

Mondadori, l’addio di Berlusconi presidente per 5 mesi

• Come conseguenza immediata del verdetto sul lodo Mondadori (le azioni dei Formenton spettavano a De Benedetti e non al Cavaliere), Silvio Berlusconi lascia la presidenza di Mondadori assunta a inizio anno [vedi 25 gennaio 1990] e i suoi dirigenti Fininvest lo imitano, sostituiti da quelli dell’ingegner De Benedetti (Carlo Caracciolo, Antonio Coppi e Corrado Passera). Intanto i Formenton impugnano il verdetto dell’arbitrato davanti alla Corte d’appello di Roma, la quale stabilisce che a occuparsi del caso sarà la I sezione civile. La I sezione civile è presieduta da Arnaldo Valente, il giudice Giovanni Paolini e il giudice relatore Vittorio Metta.
• «È l’ultimo giorno di Silvio Berlusconi alla guida della Mondadori. Si chiuderà così una stagione cominciata proprio cinque mesi fa quando, nel pomeriggio del 25 gennaio, nel salone di specchi e stucchi dorati degli uffici Amef di via Montenapoleone, Berlusconi, appena eletto presidente della Mondadori, celebrava il suo successo, sotto i flash dei fotografi e le luci della tv e si insediava sul trono di Segrate, al vertice della prima casa editrice italiana (dopo il rovesciamento di alleanze dei Formenton, ai primi di dicembre, dalla Cir di Carlo De Benedetti alla Fininvest). Sembrava l’inizio d’una lunga stagione: “Se De Benedetti avesse una sola probabilità su cento di tornare in Mondadori io non starei qui a fare il presidente” aveva dichiarato un paio di giorni dopo Berlusconi, girando per Segrate da grande seduttore capace di affascinare direttori di giornali e segretarie. Ieri pomeriggio, invece, Berlusconi è tornato a Segrate, ma per una cerimonia degli addii. Nel salone del consiglio, al quinto piano del grande palazzo di Niemeyer, ha incontrato prima i manager del gruppo e poi i direttori delle testate (tra i quali però, nel corso dei cinque mesi di regno, aveva incontrato resistenze e opposizioni, culminate con le dimissioni di Claudio Rinaldi da Panorama e di Alberto Statera da Epoca!). Accanto a lui, Luca Formenton. Una grande tensione, in quei corridoi del palazzo. Ma anche parecchia preoccupazione. E una diffusa stanchezza: la guerra di Segrate in quasi sette mesi ha logorato nervi e risorse. Ma cos’ha detto Berlusconi, nel corso del suo ultimo pomeriggio da presidente? I direttori delle testate hanno ascoltato dalle 18.15 alle 19.05 due discorsi, uno suo e un altro di Formenton. E il succo delle affermazioni di Berlusconi, più o meno, è questo: la Mondadori ha bisogno di un accordo, ma l’ipotesi migliore è la spartizione. Lui, Berlusconi, ha fatto saltare un incontro con De Benedetti in Mediobanca, ma perché la Cir aveva posizioni rigide e lui non aveva alcuna intenzione, con una discussione infruttuosa, di irrigidire ancora di più i contrasti. Domani ha detto ancora comincerà la gestione da parte del Tribunale e durerà parecchi mesi, almeno fino al 31 gennaio, quando in base al lodo degli arbitri, le azioni Amef dei Formenton dovranno passare alla Cir. Ma Berlusconi è ottimista sull’esito dell’appello». [Antonio Calabrò, la Repubblica 29/6/1980]