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 1996  marzo 09 Sabato calendario

Le rivelazioni di Matteo Boe

• Colpo di scena nella vicenda Kassam: Boe, dopo anni di silenzio, quando appare ormai scontata una condanna a trent’anni pari a quella dei due suoi amici, si decide a confessare («Al rapimento di Farouk Kassam ho partecipato anch’io») e ottiene il rito abbreviato. «Al Gip ha presentato un memoriale: rivelazioni frammiste a fango e veleni, schizzati soprattutto sui Kassam. Le sue verità: non era il capo della banda ma soltanto uno dei custodi, non fu lui a tagliare l’orecchio al bambino. Boe ha chiesto e ottenuto il rito abbreviato: sarà giudicato l’11 aprile, potrà beneficiare di uno sconto di pena, 20 anni. Ne ha 37, forse uscirà di prigione prima dei 60. Ma se Matteo Boe ha parlato non lo ha fatto per evitare di finire i suoi giorni in carcere e neanche perché ha deciso di mettere i panni del bandito pentito. La sua confessione è l’ennesimo gesto da “balente”, da capo che si assume ogni responsabilità pur di tirar fuori dai guai gli altri della banda. Che del resto lui aveva tirato dentro facendosi trovare addosso, quando fu arrestato in Corsica (autunno 1992), le “foto ricordo” scattate a pochi passi dalla grotta prigione di Farouk insieme con i compaesani Ciriaco Marras e Mario Asproni, fino ad allora sconosciuti alla polizia, e per quelle immagini condannati a 30 anni. Il memoriale di Boe non chiarisce nessuno dei misteri del rapimento di Farouk Kassam (gennaio luglio 1992): fu pagato riscatto? E se sì, chi intascò i 2 miliardi? E chi ha mosso le “manine” dei servizi segreti? Non aiuta la ricerca della verità l’uscita di scena di Graziano Mesina. Ieri doveva esserci un faccia a faccia con Boe, ma i due, figure simbolo del vecchio e nuovo banditismo sardo, non s’incontreranno mai. Grazianeddu, accusato di favoreggiamento insieme con un nipote che lo accompagnò nelle trattative, avrà un processo a Nuoro. A Cagliari non si è fatto vedere, ha i suoi guai ad Asti, traffico d’armi e di droga: “Pago il conto per aver detto verità scomode sul rapimento Kassam”. Rimangono le “verità” di Matteo Boe. Messaggi inquietanti, accuse pesanti, inaudite, la sua parola contro gli atti del processo. Magistrati, polizia, banditismo e colonialismo. “Mi sono risolto a fare questo passo non certo per fare atto di sottomissione a coloro che sono comunque rappresentanti di un sistema di potere ingiusto e colonialista che... tenta di umiliarmi e piegarmi”. L’errore. Boe afferma che gli avevano proposto di custodire un "arabo rapito in Costa Smeralda”. Invece arrivò Farouk: “Non eravamo preparati a un ostaggio del genere e... dovemmo arrangiarci”. Colpa del basista e del padre di Farouk: “Venimmo a sapere che l’arabo... si era spacciato per un’altra persona. Si era reso conto che stavano portando via il figlio al suo posto e non ha fatto una piega e soprattutto si era ben guardato dal rivelare la propria identità, chiedendo di sostituirsi al figlio, come ogni padre avrebbe fatto”. Il taglio dell’orecchio. Fu uno dei componenti del gruppo di prelievo a fare la mutilazione, “un personaggio alto che l’accusa ha cercato di confondere con me... Tornò con l’occorrente per tagliare l’orecchio... eseguì senza che Farouk quasi se ne avvedesse”. Fango e veleni sul padre. Sui punti più scottanti del memoriale c’è anche un richiamo dell’ordine dei giornalisti. Fateh Kassam “si era sempre rivelato contrario a qualsiasi pagamento, anzi propenso a cercare di ottenere somme a suo vantaggio... disinteressandosi della sorte del piccolo... addirittura secondo voci raccolte dal basista, l’arabo era convinto che non fosse figlio suo ma di un congiunto che sospettava avesse avuto una relazione con sua moglie”. Il riscatto. “Ci rendemmo conto che l’arabo era anche disposto a cagionare la morte del bimbo... A quel punto prendemmo la decisione di liberare il piccolo senza insistere nel pagamento del riscatto”. Dunque, niente riscatto. E l’unico punto sul quale il bandito è d’accordo con gli inquirenti. Gli altri misteri rimangono. E Laura Manfredi, la donna che ha aiutato Boe a evadere dall’Asinara e gli ha dato tre figli, sbotta: “E una vera farsa, la colpa è degli avvoltoi che hanno agito nell’ombra per far sì che non si sappia mai come sono andate le cose”» [Cds, 9/3/1996].