Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1993  marzo 30 Martedì calendario

La liberazione di Farouk, Mesina e la storia del doppio riscatto

• Mesina, che nei mesi scorsi aveva svelato che «per la liberazione del piccolo Farouk Kassam fu pagato un doppio riscatto: un miliardo da parte di imprenditori amici della famiglia e uno dallo Stato», «conferma la storia del riscatto: “Ho raccolto più di un miliardo di lire da imprenditori del Nord, amici di Fateh, padre del bimbo, interessati ad attività in Sardegna”. E l’altro miliardo pagato dallo Stato? “Me ne parlò l’emissario dei rapitori col quale ero in contatto durante la trattativa”. Mesina aggiunge altri particolari: “Seppi che le forze dell’ordine avevano preparato una trappola per i rapitori, anche a costo di sparare nel momento in cui, consegnato il denaro, sarebbe stato liberato il bimbo”. Durante la trattativa Grazianeddu aveva cercato di farsi promettere che Farouk sarebbe stato consegnato a lui. Per concedergli questo i rapitori volevano più di 2 miliardi. Ma si giunse a un compromesso: “Mi promisero che sarei stato il primo a sapere della liberazione del piccolo”. E così fu. “È una storia che dovrebbe finalmente essere chiarita – insiste ancora Mesina – perché tutti devono sapere il ruolo che ho avuto nel far liberare il bimbo e nello scongiurare un conflitto a fuoco tra i rapitori e le forze dell”ordine”. Grazianeddu aggiunge che proprio Fateh Kassam ha recentemente ammesso il pagamento del riscatto e la sua collaborazione. Non farà invece i nomi di chi aiutò la famiglia Kassam: “Non voglio che altri abbiamo delle noie”. Noie che a lui sono toccate, dopo che nell’autunno scorso fu sorpreso a Parma senza regolare permesso. Gli sono state imposte nuove restrizioni alla libertà: deve presentarsi tutti i giorni a firmare il registro nella questura di Asti e rientrare a casa, a San Marzanotto, entro le 21». [Edoardo Girola, Cds 30/3/1993]