11 luglio 1992
Tags : Farouk Kassam
Mesina rivendica il merito della liberazione di Farouk
• Il ruolo di Mesina raccontato dal Corriere della Sera: «In questi giorni Mesina ha girato in lungo e in largo la Barbagia, ha “passato voce” e fatto sapere ai rapitori che avevano commesso un grosso errore: Fateh Kassam non era un miliardario, le informazioni avute dalla banda erano inesatte. E così il prezzo richiesto per il riscatto è calato: da 10 a 7 miliardi, poi a 5, poi ancora più giù. Si è finito per concludere nelle ultime ore. “C’era il rischio di uno scontro a fuoco e tutti avevano da perdere – dice Mesina – poteva succedere una carneficina. E io mi ero impegnato a riportare Farouk vivo a casa”. Che cosa è avvenuto nelle ultime tesissime ore non è ancora chiaro. “Ho rischiato la pelle, ma l’ho fatto volentieri perché avevo promesso di aiutare i Kassam e la storia di questo ragazzo mi ha commosso”, si è lasciato sfuggire Mesina. Si sa che durante le trattative ci sono stati momenti di altissima tensione. I fuorilegge erano sospettosissimi, non si fidavano di nessuno, esigevano garanzie. Ritornando dall”ultima tremenda notte con Farouk, Mesina ha riportato indietro tre grossi anelli: i sigilli che, impressi come timbro, venivano scambiati con i rapitori come segnali di riconoscimento: un serpente, una testa di pantera, una bocca di leone. “Uno voglio regalarlo a Farouk – ha detto Grazianeddu – perché abbia un mio ricordo”». [A. Pi, Cds 11/7/1992]