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 1992  giugno 18 Giovedì calendario

L’intervento del bandito Graziano Mesina

• Il settimanale Visto svela che Graziano Mesina detto Grazianeddu, 50 anni, di Orgosolo (Nuoro), già numero uno del banditismo sardo, in pensione dopo due anni alla macchia, quattro evasioni, omicidi, sequestri e 30 anni di carcere alle spalle, da ottobre in libertà condizionale con obbligo di soggiorno ad Asti, si è interessato alla vicenda del piccolo e ha portato al padre e alla madre una foto polaroid e una letterina che dice: «Cari mamma e papà, sto bene, ma ho una gran voglia di abbracciarvi, di tornare a casa, di stare con voi e con mia sorella». «Secondo il settimanale, che rompe così il silenzio stampa chiesto dai Kassam, l’ex re del Supramonte ha incontrato i banditi, o i loro emissari, e forse ha addirittura visto il rapito che ha compiuto gli 8 anni in catene. La clamorosa trattativa segreta che vede Grazianeddu nel ruolo di postino (a fin di bene anche se i magistrati stanno attuando la linea dura) sarebbe stata avviata – scrive Visto – in seguito all’intercessione del parroco di Orgosolo, don Sebastiano Sanguinetti, 47 anni. Il sacerdote sarebbe stato sollecitato dalla mamma del bambino dopo che, il giorno di Pasqua, la donna nella chiesa parrocchiale del centro barbaricino durante la messa aveva lanciato un accorato appello per la salvezza del figlio. Don Sanguinetti, su richiesta di Evelyn Bleriot, avrebbe promesso di “fare quanto era nelle sue possibilità”. Fra queste evidentemente il sacerdote avrebbe contemplato il coinvolgimento di Graziano Mesina presente nel suo paese per Pasqua, ma anche qualche settimana fa. Ufficialmente, in quest’ultima occasione per il matrimonio di un nipote, ma forse anche per incontrare i sequestratori o loro emissari. Impossibile avere conferme da Grazianeddu, che si sarebbe limitato a commentare: “Se ho fatto qualche cosa, lo ha dettato la mia coscienza”. Evasivo (e preoccupato) anche don Sanguinetti, che, interpellato dal Corriere, non nega di aver visto, in forma ufficiale, Grazianeddu, ma precisa: “Credo che in un momento come questo non sia il caso di dar seguito a queste cose, che possono anche essere non esatte. Meno si parla meglio è. Di sicuro questa notizia non è venuta fuori da qui. Notizia che, se anche fosse vera, non farebbe il bene di Farouk”» [Cds 18/6/1992].