Rassegna, 7 giugno 2013
Siria, Quirico telefona alla moglie: «Sono vivo»
• Dopo 58 giorni di silenzio l’inviato della Stampa Domenico Quirico, dato per scomparso in Siria, si è fatto vivo. Ha telefonato alla moglie Giulietta. Poche parole: «Sto bene. Mi hanno tenuto prigioniero per due mesi». Dopo le verifiche della Farnesina, il ministro Emma Bonino ha confermato: «C’è stato un breve contatto, stiamo cercando di capire da dove venisse la chiamata». Dal ministero degli Esteri arriva un appello «al senso di responsabilità» degli organi d’informazione e l’invito a «mantenere la linea di riserbo necessaria per favorire l’esito positivo del caso». Appello rilanciato anche dal direttore della Stampa Mario Calabresi che ringrazia tutti i colleghi per aver «rispettato il silenzio» ma raccomanda cautela e prudenza: «La situazione non è semplice, non è ancora risolta» e «occorre il massimo riserbo».
• Quirico era entrato in Siria dal confine libanese il 6 aprile. Contava di raggiungere Homs, da due anni uno degli epicentri della rivolta contro il presidente Assad, e poi raggiungere, se ce ne fossero state le condizioni, la capitale Damasco. Un messaggino dava la conferma del suo ingresso, senza problemi. Poi era cominciato il consueto silenzio delle comunicazioni. L’ultimo contatto, il 9 aprile, un sms alla collega della Rai Maria Gianniti. Un silenzio troppo lungo anche per lo stile di lavoro sul campo di Quirico. A quel punto viene allertata l’Unità di crisi della Farnesina. Comincia il lavoro per individuare i possibili rapitori, stabilire un contatto. Alla fine di aprile La Stampa, d’accordo con la Farnesina, decide di porre fine al riserbo. Sul giornale del 30 aprile esce il pezzo del direttore Mario Calabresi: «Il nostro inviato Domenico Quirico è scomparso in Siria da venti giorni». Il giornale è listato da un fiocco giallo, tradizione americana per segnalare l’attesa di una persona scomparsa. [Stabile, Sta]
• I morti in Siria sono già 90 mila, sette milioni i profughi (esterni e interni). [Paci, Sta]