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 1903  ottobre 29 Giovedì calendario

L’incarico a Giolitti nel racconto di Montanelli

La scelta di Giolitti non era dovuta a personali simpatie. I due uomini fin allora si erano incontrati di rado, e se qualcosa avevano in comune, oltre alla patria e al dialetto piemontese, era una certa frigidità, che alle simpatie li rendeva entrambi allergici. Ma in quel momento il Re era più propenso alla politica di Giolitti che a quella dei conservatori, ch’egli disistimava anche personalmente. E di questo gli va dato atto. Come aveva lasciato presagire il suo primo discorso, egli voleva realmente una democrazia aperta alle classi popolari, ch’era appunto il programma di Giolitti. L’unica condizione che gli pose fu la nomina di un  Generale e di un Ammiraglio di sua fiducia al Ministero della Guerra e a quello della Marina come del resto si era sempre Usato.
Il compito di Giolitti si dimostrò subito molto arduo. Egli sollecitò la partecipazione al governo dei tre partiti che formavano la cosiddetta Estrema: i radicali, i repubblicani e i socialisti. E per domostare la sua intenzione di rompere col passato e inaugurare un nuovo corso escluse dalla lista tutti tutti i collaboratori di Zanardelli. Turati gli fece capire che, se fosse dipeso da lui, avrebbe accettato; ma che se lo avesse fatto, avrebbe perso il partito, ormai in balìa dei massimalisti alla Ferri. Quanto ai radicali, posero condizioni che avrebbero significato l’aborto del governo: scioglimento della Camera e nuove elezioni, riduzione delle forze armate, e legge sul divorzio di cui il Parlamento aveva già imposto a zanardelli il ritiro.
È difficile sapere se Giolitti ritenesse realizzabile una partecipazione dell’Estrema, o gliel’avesse offerta solo per dimostrarle che era l’unico uomo del centro-sinistra che la proponeva e per conquistarsene in tal modo i favori. Ma la seconda ipotesi ci sembra più plausibile. Rigettata su di essa la repsonsabilità dell’insuccesso distribuì imparzialmente i ministeri fra uomini del centro-destra secondo la vecchia ricetta Depretis, inaugurando così ciò che Salvatorelli chiama il “neotrasformismo giolittiamo”. [Montanelli, 1958]