23 dicembre 1900
La riapertura della Camera del Lavoro nel racconto di Montanelli
Saracco che dapprima approva il gesto del Prefetto di chiudere la camera del lavoro di Genova, lo annulla. Il gesto dispiace a tutti. Dispiace a Sonnino, che lo accusa di essersi arreso alla violenza. E dispiace a Giolitti che lo considera tardivo e ne prende pretesto per un memorabile discorso alla camera che si chiude con queste parole: “ Il moto delle classi popolari si accelera ogni giorno di più ed è un moto invincibile perché comune a tutti i Paesi civili, e perché poggiato su principi di eguaglianza tra gli uomini. Dipende principalmente da noi, dall’atteggiamento dei partiti costituzionali nei rapporti con le classi popolari, che l’avvento di queste classi sia una nuova forza conservatrice, un nuovo elemento di prosperità e di grandezza o sia invece un turbine che travolge la fortuna della patria”
Sia Sonnino che Giolitti attaccano Saracco perché capiscono che la sua posizione ormai è logora. Quanto alla successione, Sonnino è sicuro che tocchi a lui, che ormai ha assunto ed intende svolgere la parte del nuovo Crispi. Giolitti, per il momento, alla successione non mira. Mira soltanto a riavvicinarsi al potere da cui, dopo lo scandalo della Banca Romana, è rimasto lontano per sette anni.
[Montanelli] sensitiveTerms process took 0.196502 se