Comandini, 29 agosto 1900
BRESCIX• Alla Corte d’Assise di Milano il regicida Bresci è condannato all’ergastolo. Molti deplorano che il Codice non permetta l’applicazione della pena di morte
BRESCIX
• Alla Corte d’Assise di Milano il regicida Bresci è condannato all’ergastolo. Molti deplorano che il Codice non permetta l’applicazione della pena di morte. Il processo, iniziatosi alle 9 del mattino, termina alle 6 di sera. Per impedire l’affollamento dei curiosi gli accessi alla Piazza Beccaria sono custoditi da truppe a cavallo e il Palazzo di Giustizia è occupato da guardie e carabinieri in gran numero. La piccola parte riservata al pubblico è stipata. I giornali di tutta Europa e di tutti i colori sono rappresentati. L’assassino è rinchiuso nella sua gabbia, vestito decentemente con la cravatta rossa. E’ impassibile e indifferente. Non ammette complici né ispiratori. Difensori sono, avendo rifiutato l’on. Turati, gli avvocati Mario Martelli e Saverio Merlino, ex-anarchico militante, autore di un libro intitolato: Pro e contro il socialismo. Entrambi invocano le circostanze attenuanti. I giurati rispondono tutti sì a questa unica questione : «L’accusato Gaetano Bresci è egli colpevole di avere nella sera del 29 luglio u. s. volontariamente commesso un fatto diretto contro la Sacra persona del Re, esplodendogli contro non meno di tre colpi di rivoltella, che furono causa unica e diretta della di lui morte, avvenuta quasi istantaneamente?» La Corte condanna il regicida alla pena dell’ergastolo a vita, inasprita dalla segregazione cellulare per, i primi sette anni (articoli 12 e 117 Codice Penale). Il Bresci ascolta il verdetto e la sentenza con la massima, impassibilità, mette in testa il cappello a cencio e si mette da solo in mezzo ai carabinieri per essere ricondotto in carcere.