Comandini, 1 agosto 1898
• A Milano, il Tribunale di Guerra termina il processo contro i tre deputati Turati, De Andreis e Morgari, arrestati per i tumulti del maggio a Milano
• A Milano, il Tribunale di Guerra termina il processo contro i tre deputati Turati, De Andreis e Morgari, arrestati per i tumulti del maggio a Milano. Filippo Turati, nativo di Canzo, ha 40 anni, è direttore del periodico La Critica Sociale. L’ingegnere Luigi De Andreis ha 41 anni ed è nato a Milano. E’ direttore tecnico della Società Edison per la luce elettrica a Milano. Oddino Morgari, pubblicista, ha 33 anni ed è nativo di Torino. Parla in difesa dell’on. Turati anche Edmondo De Amicis, che lo definisce socialista di pensiero, non socialista di azione. Assolto il Morgari, sono condannati il Turati e il De Andreis a dodici anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. L’on. Turati, che richiama su di sé l’attenzione di tutta Italia, si difende in pubblico dibattimento dicendo: «Il mio partito rifugge dalla violenza, e perciò ha tracciata una netta distinzione fra sè e gli anarchici... Ed è nell’interesse stesso del mio partito che io sono legalitario. Ci sono cento miei articoli, cento mie conferenze che stanno a provarlo. Ma che insinuazioni, ma che rivolte! Noi le stimiamo ormai perniciose per la vita del partito e per la causa del proletariato, il quale invece ha tutto da guadagnare sul terreno della libertà». Edmondo De Amicis, che da alcuni anni ha abbracciato la causa socialista, fa una deposizione in favore di F. Turati in cui dice, fra l’altro: «Non conosco altro scrittore socialista in cui mi sia sempre parsa così profonda, così lucida come in lui la convinzione dell’assoluta inefficacia di un’azione improvvisa e violenta a compiere una rivoluzione economica; nessuno più profondamente persuaso dell’impossibilità di trasformare l’organismo sociale senza una previa, graduale, lenta trasformazione delle idee e delle istituzioni presenti; nessuno che abbia più spesso e più evidentemente dimostrato la lunghezza e la difficoltà del cammino che resta a percorrere al proletariato italiano sulla via dell’educazione morale e civile, dell’organizzazione delle proprie forze e dell’esercizio dei propri diritti politici per giungere all’attuazione dell’idea socialista». Malgrado questa deposizione il Turati è condannato. Uno dei maggiori argomenti di accusa è dato da queste parole che egli avrebbe pronunciato a Porta Venezia, mentre si inalzavano le barricate: «I cadaveri servono a qualche cosa: sono pietre miliari delle conquiste avvenire del popolo».