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 1898  maggio 07 calendario

• A Milano, stamattina, in tutta la zona operaia vi è un fermento straordinario. La parola d’ordine è: sciopero

• A Milano, stamattina, in tutta la zona operaia vi è un fermento straordinario. La parola d’ordine è: sciopero. Gli operai tumultuanti sono circa 37 mila. Verso le 9 nel quartiere di Porta Nuova, e specialmente davanti alla Manifattura dei tabacchi, cominciano a formarsi minacciosi assembramenti che vanno subito ingrossandosi. Fitte sassaiuole costringono trams a fermarsi. Alle 10 e un quarto mentre in altri quartieri, e specialmente a Porta Garibaldi, alla Cooperativa ferroviaria, alla Dogana, si formano altri raggruppamenti di rivoltosi una colonna di circa due mila dimostranti discende per via Moscova in via Principe Umberto. In Largo Cavour, visto impossibile l’ingresso in città per gli archi, i dimostranti piegano per via Palestro verso i Boschetti, sboccano in corso Venezia. Ma da via Senato entrano nello stesso corso squadroni di cavalleria che a galoppo serrato caricano la folla che retrocede e incomincia a erigere barricate con trams arrestati nella corsa, carri, cuscini di trams, ecc. Si passa quindi al saccheggio della casa Morisetti, del palazzo Saporiti, su cui poco dopo si vede sventolare la bandiera rossa. Dai tetti precipitano tegole, sassi, mobili; per la via la battaglia si ingaggia corpo a corpo fra dimostranti, truppa, carabinieri e guardie di Questura. I dimostranti si riversano verso l’interno della città dove in un attimo tutti i negozi sono chiusi. Alle 12 la Piazza del Duomo è occupata militarmente. Sospeso interamente il transito non si vedono in essa che soldati di ogni arma che tengono sbarrati gli sbocchi al comando dei generali Bava-Beccuris e Del Majno. Altri soldati reprimono i moti insurrezionali a Porta Ticinese, al Garrobio, alla Vetra, dove la lotta si svolge lunga e micidiale. Alle 15 una folla turbolenta si pigia dinanzi alla truppa che occupa lo sbocco di via Torino e che fa fuoco ferendo gravemente una ventina di persone. Sacerdoti e religiosi scendono nelle vie a confortare i feriti e i moribondi. Le scene dolorose di corso Venezia e di via Torino si ripetono nel popoloso quartiere di Porta Garibaldi. Sorgono ovunque le barricate, recanti spesso sulle sommità una bandiera rossa. Stasera l’aspetto della città è terrorizzante: selciati smossi, facciate di case scrostate, mucchi enormi di tegole e di rottami, persiane spezzate, lampade elettriche in frantumi. Sugli angoli delle vie capannelli di curiosi leggono il manifesto del Prefetto che proclama lo stato d’assedio e del gen. Rava-Beccaris che assumendo il comando fa conoscere le prime severe disposizioni emanate per il mantenimento dell’ordine, tra le quali quella dell’immediata consegna di tutte le armi.