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 1896  ottobre 24 calendario

• A Roma solenne celebrazione delle nozze del Principe Ereditario con la Principessa Elena del Montenegro

• A Roma solenne celebrazione delle nozze del Principe Ereditario con la Principessa Elena del Montenegro. Tutte le case sono imbandierate. La Piazza Termini è smagliante di uniformi. Splendido è l’addobbo della Chiesa di Santa Maria degli Angeli. Sulla porta d’ingresso si estende un arazzo cogli stemmi di Gasa Savoia e della Casa Petrovich. Al Quirinale, nella gran sala da ballo, splendidamente ornata di fiori bianchi, alle 10.20 si celebra il matrimonio civile. Nel centro della sala è un tavolo dorato, dinanzi al quale in seggi dorati stanno il Re e la Regina. A destra del Re siedono Maria Pia, il Principe Nicola, la Principessa Elena, il Principe di Napoli, la Duchessa d’Aosta, la Duchessa Isabella. Alla sinistra della Regina il Duca di Oporto, la Principessa Letizia, la Duchessa Elisabetta, la Principessa Anna. Dietro ai Sovrani prendono posto il Principe Mirko, il Duca di Genova, il Principe Vittorio Napoleone, il Principe Ferdinando e il Principe Karageorgevich. Dietro al Principe stanno le Dame. A Destra dei Sovrani e del Principe stanno in piedi i collari dell’Annunziata Crispi, Cosenz e Biancheri e a sinistra tutti i seguiti civili e militari. Di fronte ai Sovrani sono i Presidenti del Senato e della Camera, i ministri, i grandi dignitari di Stato, senatori, deputati, ecc. Presso al tavolo, a sinistra dei Sovrani, due poltrone per gli Sposi; dinanzi al tavolo prendono posto il Presidente del Senato Farini, come ufficiale dello Stato Civile, e il Presidente del Consiglio Di Rudinì, come notaio della Corona. Il Re, il Principe di Napoli e gli altri Principi indossano le uniformi militari col collare dell’Annunziata. La Regina veste un abito con strascico di seta color arancio con manto dello stesso colore, ricamato d’oro e diadema a brillanti. La Sposa veste una ricchissima toeletta di seta bianca con ricami d’argento e porta in testa un superbo diadema in brillanti donatole dal Re. Aggruppato sotto il diadema scende il velo nuziale con pizzi ricchissimi; sul seno ha fiori d’arancio. Tutte le altre Principesse e Dame di Corte indossano splendide toelette con gioie e col velo sulle spalle. Il Presidente del Senato legge ad alta voce gli articoli del Codice sul matrimonio civile e domanda agli Sposi se sono contenti di unirsi in matrimonio. I Principi rispondono ad alta voce. Allora l’on. Farini pronuncia la formula del concluso matrimonio e il Principe di Napoli, la Principessa Elena, il Duca d’Aosta, il Conte di Torino (come testimoni), il Re, il Principe Nicola e gli on. Farini e Rudinì firmano l’atto nuziale. Alle 11.20 il corteo esce dal Quirinale. Esso si compone di sei berline di gran gala. Due fitte siepi di popolo acclamano incessantemente gli Sposi. Le campane della Chiesa di Santa Maria degli Angeli squillano a festa. Il corteo entra solennemente nel tempio. Nel mezzo della croce greca del tempio è posto l’altare del Vanvitelli, giudicata l’opera più pregevole di questo architetto. Sull’altare sta il quadro dell’Immacolata Concezione di P. Bianchi, un baldacchino regate di velluto sormonta l’altare. Nella grande navata traversale del tempio sorgono due tribune. Il tempio è fragrante di fiori, contiene circa 5 000 persone. La folla è sfarzosamente elegante. I Sovrani e i Principi sono ricevuti all’ingresso dal rettore della Chiesa. I Corazzieri in alta tenuta fanno servizio d’onore presso l’altare. Monsignor Anzino accompagna la Principessa Elena e il Principe di Napoli all’inginocchiatoio. Alla destra degli Sposi prendono posto nel primo banco il Re e la Regina e alla sinistra il Principe Nicola, in un secondo banco i Principi e le Principesse, in un terzo i collari dell’Annunziata Crispi, Cosenz, Farini, Biancheri e Rudinì, in un quarto i ministri e i dignitari di Corte. Alla domanda dell’Abate Piscicelli: «Vostra Altezza Reale Vittorio Emanuele di Savoia, Principe Ereditano d’Italia, è contenta di ricevere in legittima sposa la Principessa Elena Petrovich, secondo il rito di Santa Madre Chiesa?», il Principe di Napoli si rivolge al padre dicendo: «Padre mio, me lo permettete?» E il Re: «sì». Allora si ode un sì sonoro del Principe di Napoli che guarda la sposa. Anche la Principessa Elena alla domanda di rito risponde con voce chiara sì, chinando il capo. I quattro Principi testimoni sorreggono sopra il capo degli Sposi un ricco velo d’argento con merletti in oro. Monsignor Piscicelli dà la benedizione nuziale, benedice e consegna gli anelli agli Sposi. Poi canta la messa solenne. Uscendo dal tempio il corteo nuziale è salutato da vivissime acclamazioni. Gli Sposi salgono soli in berlina di gran gala tirata da sei cavalli, preceduta dai Corazzieri e seguita dalle altre berline tirate da sei cavalli. Dopo il rito nuziale vien data libertà a duecento piccioni viaggiatori che debbono portare al Montenegro la notizia del matrimonio. Tre volte essi girano sul balcone. Il Principe Nicola li indica alla figlia e li saluta con la mano. Ricchi doni nuziali sono offerti agli augusti Sposi. Le dame romane offrono un quadro del Michetti con ricca cornice e con dedica scritta dal D’Annunzio Le signore milanesi offrono un artistico cofanetto in oro, stile Cinquecento, in cui è rinchiusa la pergamena che contiene i nomi delle signore sottoscrittrici. Le dame veneziane avevano preparato per la sposa il velo nuziale in merletto di Burano ma lo hanno ceduto alla Regina, che voleva offrire lo stesso dono alla sposa e offrono un ombrellino che è una squisita opera d’arte. Il cielo dell’ombrellino è formato da un grande merletto di Burano. E’ foderato di raso bianco. Il manico è di tartaruga bionda; attorno ad esso gira un serpente formato di brillanti grossi verso la testa e gradatamente più piccoli alla coda. La testa del serpente è rivolta verso la punta del manico sulla quale gira la corona reale in oro cesellato con brillanti, zaffiri e rubini.