Comandini, 6 ottobre 1896
• Menelik risponde a Leone XIII di essere stato commosso della sua lettera (vedi 11 agosto 1896 e 14 agosto 1896) e che il primo impulso del suo cuore sarebbe stato di restituire tutti i prigionieri della cui sorte sentiva compassione
• Menelik risponde a Leone XIII di essere stato commosso della sua lettera (vedi 11 agosto 1896 e 14 agosto 1896) e che il primo impulso del suo cuore sarebbe stato di restituire tutti i prigionieri della cui sorte sentiva compassione. Sventuratamente al suo ardente desiderio faceva ostacolo l’imprevisto contegno del Governo italiano che dopo aver manifestato il desiderio di concludere la pace continuava a procedere come se fosse ancora in istato di guerra. Aggiungeva che il dovere di Re e di padre del suo popolo gli faceva divieto di sacrificare alla soddisfazione di compiacere al Papa, l’unica guarentigia di pace che si trovava nelle sue mani. E perciò gli dichiarava con la più profonda tristezza di essere costretto a rimandare a tempi migliori l’attestazione di affetto e di alta stima che avrebbe desiderato dare al Sommo Pontefice. Ma lo assicurava sulla sorte dei prigionieri italiani che affermava di non aver mai cessato di proteggere e di trattare in modo conforme alla carità cristiana.