Comandini, 14 agosto 1896
• Da Addis Abeba Monsignor Macario scrive al card. Mariano Rampolla del Tindaro, segret. di Stato di Leone XIII, annunciandogli di esssre stato ricevuto da Menelik con tutti gli onori confacenti alla Sede Apostolica
• Da Addis Abeba Monsignor Macario scrive al card. Mariano Rampolla del Tindaro, segret. di Stato di Leone XIII, annunciandogli di esssre stato ricevuto da Menelik con tutti gli onori confacenti alla Sede Apostolica. Egli ha consegnato la lettera del Papa, il quale chiede la grazia per i prigionieri. La lettera, scritta in francese, che porta la data dell’11 maggio dice, fra l’altro: «La vittoria ha posto nelle vostre mani numerosi prigionieri. Sono giovani vigorosi e degni di rispetto i quali, nel fiore dell’età ed all’aurora delle più belle speranze, furono rapiti alle loro famiglie e alla loro patria. «La loro prigionia non accresce né la grandezza del vostro potere, né l’esistenza della vostra gloria: in quella vece quanto di più si prolunga tanto più cresce il pianto e il danno di madri e di spose innocenti. «Quanto a Noi, penetrati dalla Santa Missione affidataci dal Nostro Signore Gesù Cristo, la quale abbraccia tutte le nazioni Cristiane, li amiamo come figli. Accogliete adunque la domanda che vi rivolge il cuore di un padre, in nome della Divina Trinità, in nome della benedetta Vergine Maria, in nome di tutto ciò che vi è di più caro a questo mondo: deh! rendete loro senza indugio la libertà! Potentissimo Negus Neghesti, non ricusate di mostrarvi magnanimo agli occhi delle nazioni. Scrivete questa pagina gloriosa negli annali del vostro regno! Che cosa sono, infine, i diritti spietati della guerra, a petto dei diritti e doveri della fratellanza umana?» (vedi 6 ottobre 1896).